Sicurezza
Poveromo, scatta l’ipotesi ripascimento
Incontro con la Regione per portare tonnellate di sabbia nell’unico tratto di litorale rimasto senza opere di difesa
MASSA. Le opere di difesa - i balneari lo hanno ribadito più volte - il loro lavoro lo fanno e se arrestare il mare è impresa ciclopica, è comunque vero che le onde non guadagnano più posizioni. Insomma, le scogliere funzionano. Dove non ci sono - o sono troppo vecchie - invece son dolori. Così, dopo le recenti mareggiate, finiscono in ginocchio Poveromo e Partaccia.
La partita di Partaccia è aperta e complessa: l’area ricade in zona Sir (sito di interesse regionale), rimettere a nuovo i vecchi scogli richiede specifiche procedure. La palla, per volontà di Firenze, è tutta in mano alla Regione. Più semplice - o comunque meno complesso - affrontare il caso Poveromo. Il tratto di arenile compreso tra l’ultimo pennello (all’altezza dello Sport e Natura) e il Versilia è già stato oggetto di un incontro con la Regione. E da quell’incontro la buona notizia è arrivata: al tavolo il Comune ha, infatti, ventilato l’ipotesi di un mega ripascimento per l’area di Poveromo.
Eventualità questa confermata anche da Uilian Berti, vicesindaco con delega all’ambiente. Un’operazione straordinaria per permettere agli operatori di Poveromo di affrontare a testa alta la stagione stiva. Non solo, optare per il ripascimento significa posticipare qualsiasi tipo di intervento definitivo. Nuova sabbia, quindi, e un monitoraggio continuo che permetta di focalizzare al meglio gli effetti delle opere già realizzate dal Frigido allo stabilimento Sport e Natura.
Ripascimento (quasi) deciso, dunque, anche se rimane da fare il punto - e non è poco - sulla sabbia. Veloce e poco impattante la soluzione Magra: si pesca la sabbia sul fondo del fiume e si riporta in battigia. Del resto la maggior parte del materiale sul nostro litorale arriva proprio dal Magra. Niente camion, niente inquinamento e tempi di esecuzione ridotti al minimo.
Quella sabbia, però - è questa la nota dolente - qualche problemino lo ha già dato in passato quando si è appunto fatta spazio l’idea di usarla per ripascere. Nel materiale furono rilevate infatti quantità di nichel superiori rispetto ai livelli consentiti. Bene, adesso sono in corso le valutazioni del caso perché gli esperti hanno più volte spiegato - e ora devono dimostrarlo - che le percentuali di nichel non sono segnale di contaminazione, ma elemento del tutto naturale, legato alle tipicità del territorio e ai fenomeni erosivi del fiume. C’è da dimostralo, come hanno fatto altri comune, in provincia di Livorno. Quella dimostrazione scientifica consentirebbe di utilizzare con rapidità la sabbia del Magra per ridare fiato a Poveromo.
Chiara Sillicani
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