Il Tirreno

MASSA-CARRARA

«Scomunicate Don Euro». Appello al vescovo Santucci: errare è umano, coprire è imperdonabile

di Manuela D’Angelo
Un momento della manifestazione di domenica 21 contro don Euro, prete a luci rosse
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Un momento della manifestazione di domenica 21 contro don Euro, prete a luci rosse

Manifestazione dei parrocchiani davanti al Duomo di Massa con striscioni e candele spente. Tanti racconti di chi ha pagato a peso d’oro messe e funerali

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MASSA. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico, ma coprire le malefatte di un prete è imperdonabile: per questo numerosi fedeli si sono riuniti ieri mattina davanti al Duomo, con lunghe candele spente, passi del Vangelo e striscioni, chiedendo al Vescovo di scomunicare il sacerdote, ormai conosciuto come Don Euro, colpito da uno scandalo mediatico senza precedenti. È, infatti, accusato da un giovane escort napoletano di aver condotto una vita tutt’altro che clericale e dai suoi ex parrocchiani di utilizzare i soldi delle offerte per soddisfare vizi e capricci. Per la prima volta, da circa un anno, i fedeli di Montignoso, Fossola, Giuncano e Caniparola, sono usciti allo scoperto e si sono riuniti sul sagrato del Duomo ad aspettare il vescovo Giovanni Santucci, per raccontargli le loro storie. Storie di gente che si è sentita presa in giro, moralmente ed economicamente truffata, privata a volte della dignità personale, altre volte di soldi. Offesa nella fede. Pare infatti che don Euro, prima parroco a Fossone, poi a Montignoso, Giuncano e Caniparola, non si facesse scrupoli: chiedeva soldi a nome della parrocchia per pagare bollette, aiutare gli ammalati, comprare medicine, ma anche per celebrare messe, funerali, per benedire le case, per confessare. Tutto, nelle parrocchie amministrate dal sacerdote, era diventato a pagamento, tanto che a Fossone i fedeli soprannominarono il prete Don Euro, appunto.

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Ad ascoltare le testimonianze di tanti fedeli arrabbiati, ieri mattina c’era Don Luca Franceschini, delegato per gli affari generali della Diocesi, inviato dal vescovo Santucci, ufficialmente fuori sede. I fedeli gli si sono fatti intorno ed hanno iniziato a raccontare: «Mi chiese 350 euro per aiutare una donna malata di tumore che aveva bisogno di cure in Francia- confida un’anziana- li pretendeva subito e in contanti. Io e mio marito, due pensionati al minimo, ci guardammo negli occhi mortificati perché non avevamo quella somma a disposizione in casa e don Euro se ne andò seccato; il giorno dopo, gli portai in parrocchia 50 euro, lui neanche ringraziò e di quella malata non sapemmo mai nulla».

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«Dall’altare- racconta un’altra fedele - le sue prediche finivano tutte chiedendo soldi, perché noi, diceva, eravamo famiglie fortunate e perché così voleva il Signore. Ci chiedeva di lasciare offerte prima di uscire dalla chiesa e di portare anche cibo in parrocchia per alcune famiglie bisognose; noi facevamo grandi scorte, poi scoprimmo che portava tutto a casa sua».

È uno sfogo ininterrotto: «Diceva che la chiesa sarebbe restata al buio se qualcuno non avesse pagato le bollette; andava soprattutto da anziani e malati che si frugavano in tasca e gli davano sempre tutto quello che avevano. Veniva a benedire solo dietro cospicuo pagamento; non accettava più soltanto un’offerta, era una tassa. E lo stesso - raccontano ancora - accadeva per i funerali, le messe, i battesimi e i matrimoni». Qualcuno racconta: «Vendeva ai malati l’acqua santa di Lourdes, ma scoprimmo che a Lourdes non c’era mai stato; ordinava ai chierichetti di andare in giro per il paese a convincere le persone a comprare una messa di ricordo di un defunto, perché - diceva - così voleva il Papa».

A Caniparola, secondo i fedeli, don Euro avrebbe eliminato la corale quando si scoprì che a bilancio, ogni mese, venivano iscritti 3.000 euro di compenso per i coristi: «Noi non abbiamo mai chiesto un soldo per cantare - racconta Antonella Mencarelli - eppure siccome quei soldi finivano a bilancio, qualcuno li volle giustificare così; fummo scacciati dalla chiesa, diffamati in tutti i comuni limitrofi, dove nessuno voleva più farci esibire, credevano fossimo sciacalli che cantavano nelle chiese a prezzi indecenti». Secondo i parrocchiani i libri contabili della parrocchia di Caniparola, sparirono presto. Ma c’è ancora di più, e forse è la parte più terribile di questa storia: «Ci chiedeva soldi per confessarci - raccontano alcuni fedeli- e, soprattutto agli anziani, chiedeva indulgenze, come nel Medioevo».

Poi la svolta: Don Euro protagonista di articoli sulla stampa e di un servizio delle Iene. E i fedeli scoprono che tutti i soldi raccolti, il sacerdote non li spendeva davvero in opere di bene, ma in giro per il mondo, in hotel a 5 stelle, con escort. Scoprono che il loro parroco si fingeva un magistrato facoltoso, sventolava carte di credito gold, mangiava solo in ristoranti stellati e consumava droga.

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