La manifestazione
Telecamera alla pesa, contro il nero alle cave
Arriva un secondo impianto di videosorveglianza per i camion nella zona delle Jare
MASSA. Arrivano le telecamere nell’impianto di pesa delle Capannelle per controllare chi e come pesa il marmo. Lo prevede il programma di accertamenti alle cave, con cui il Comune di Massa ha deciso di portare avanti una serie di controlli nelle miniere di marmo delle Alpi Apuane, da quelli puramente ambientali a quelli fiscali, per verificare, in sostanza, che i concessionari siano rispettando le regole. In primis, che non evadano. Il taglio del nastro è previsto a marzo e contemporaneamente verrà attivata - per i camion del marmo - una seconda pesa, nel versante opposto, ossia al mercato delle Jare.
L’installazione delle telecamere alla pesa di Capannelle era un percorso ormai tracciato, dal momento che l’impianto sarà elettronico: le videocamere serviranno quindi per controllare che il marmo venga pesato in maniera corretta “a distanza”. Alcuni camion, tuttavia, invece scendere da Canevara, passano da Arni. Dopo la chiusura dell’impianto su quel fronte, i concessionari hanno iniziato a pesare per conto proprio il marmo comunicando poi i dati a Master e, così facendo, mancava una qualsiasi forma di controllo. L’amministrazione ha quindi pensato di attivare una seconda pesa per chi passa da Arni. Alle Jare, appunto.
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Ma questo non è l’unico giro di vite in campo di agrimarmiferi. La giunta comunale ha infatti dato il via a una ricognizione dei controlli nelle miniere, dai piani di coltivazione al controllo delle prescrizioni. Quello, in sostanza, che una buona amministrazione dovrebbe fare a prescindere, senza delibere o atti speciali (la verifica dei piani di coltivazione dovrebbe ad esempio avvenire ogni due anni), ma che qui, sotto le Apuane, è accaduto raramente, se non per qualche sporadico e fugace controllo in caso di allarmi o segnalazioni.
«Siamo partiti - fa sapere il vicesindaco e assessore all’ambiente, Uilian Berti - con una riorganizzazione degli uffici comunali e abbiamo avviato un percorso di efficientamento del settore». Sono partiti quindi i primi sopralluoghi in cava per verificare da dove venga la marmettola che finisce inesorabilmente nei corsi d’acqua. E dai primi controlli sembra che lo scarto di lavorazione arrivi (anche) dal bacino di Gioia. «Abbiamo inoltre stipulato un accordo con Asl, Arpat e Parco delle Alpi Apuane - fa sapere ancora Berti -per un programma di controlli, cava per cava, in cui ogni ente farà le verifiche del caso per l’ambito di sua competenza».
Infine sta per concludere lo studio che il Comune ha affidato al centro di Geotecnologie dell’Università di Siena a novembre. Uno studio a tutto tondo sulle cave, quelle a cielo aperto e quelle in galleria, funzionale per pianificare il settore del lapideo e per la stesura del regolamento degli agri marmiferi. Perché in ballo c’è anche questo: il regolamento degli agrimarmiferi, che dovrà essere scritto entro ottobre, e i piani di bacino previsti dal pit regionale per cui c’è tempo fino al maggio del 2017 per adeguarsi. Il Comune adesso si sta muovendo quindi nell’ambito delle norme di salvaguardia e una cosa ormai è appurata: di cave nuove nel territorio comunale non ne apriranno più. «La Filone Fondone - chiarisce il vicesindaco - ha riaperto per una delibera della precedente amministrazione».
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