Il Tirreno

Crollo palazzina, rimpallo di responsabilità

Crollo palazzina, rimpallo di responsabilità

Al processo sul cedimento sul Carrione parla ancora il direttore dei lavori Pietro Orsini

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CARRARA. L’utilizzo di una ruspa troppo grossa che ha scalzato le basi su cui poggiava l’edificio, o l’abbassamento dell’alveo del torrente dovuto al fenomeno erosivo dell’acqua? E chi doveva avere contezza che quell’intervento sul Carrione era rischioso? Sono ancora tutti aperti gli interrogativi attorno al crollo della palazzina di via Carriona, affacciata sul Carrione, avvenuta il 2 novembre del 2010. Secondo la procura, l’accusa è sostenuta dalla pm Alessandra Conforti, responsabili di quel disastro sono l’ingegner Pietro Orsini, e l’ingegner Nicola festa, direttori dei lavori per la risagomatura dell’alveo del Carrione; Sergio Altieri, dirigente del Comune e “rup”, cioè responsabile unico del procedimento relativo a quei lavori, Gianluca Dei, direttore lavori per Coestra, la ditta che si era aggiudicata l’appalto per la risistemazione del “letto” del Carrione, Paolo Fredducci, responsabile tecnico della ditta Abc Generale Engineering, incaricata di eseguire la bonifica da ordigni bellici. Ma dagli elementi fin qui emersi nel processo davanti al giudice Fabrizio Garofalo, non è facile avere un quadro chiaro delle responsabilità.

L’udienza di ieri mattina, che ha visto ancora protagonista l’ingegner Orsini, a lungo sottoposto a esame dalle parti non ha certo dato una svolta al processo. «Quando sono diventato direttore dei lavori – ha detto fra l’altro il professionista mi sono reso conto che nel cantiere c’erano diversi problemi attinenti la sicurezza. Ma i lavori erano fermi per l’intervento di rimozione degli ordigni bellici».

Il processo è stato poi aggiornato al 20 maggio

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