Sicurezza
Cartello contro le cave firmato Banksy, "Siamo stati noi"
Escono allo scoperto gli autori della scritta in autostrada attribuita al noto writer. Sono studenti, ex studenti e professori dell’Accademia di belle arti
CARRARA. C’è chi credeva fosse stato davvero Banksy, chi invece aveva gridato subito alla bufala. Ma la verità ogni tanto sta davvero in mezzo, e questo è proprio il caso: il cartello raffigurante le cave di marmo con tanto di scritta “All you can eat”, apparso nell’autostrada nei pressi di Carrara a dicembre, e rimosso pochi giorno dopo, non è opera di Basnky, ma non è nemmeno una bufala. O forse è tutt’e due.
Già, perché alla fine Banksy, il writer britannico che ha portato i suoi disegni di denuncia in tutto il mondo, non esiste. O meglio esiste, ma la sua esistenza va oltre l’artista fisico, oltre la persona.Avendo Banksy giocato con l’anonimato, il suo nome è diventato un dispositivo narrativo, un’etichetta, un “prestanome”, che chiunque può usare per rilanciare un messaggio. Ed è quello che ha fatto un collettivo del territorio formato da studenti, ex studenti e professori dell’Accademia di belle arti che rimane - per questioni legali - anonimo. Gli autori del cartello, però, escono allo scoperto nei social network rimbalzando un articolo pubblicato su Medium in cui spiegano il senso dell’iniziativa.
Che è chiaro: sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’estrazione selvaggia delle cave. “All you can eat” - letteralmente “tutto quello che puoi mangiare” - è infatti una formula di business usata soprattutto nei ristoranti americani: buffet a prezzo fisso e piatti pieni a non finire. Un po’, insomma, quello che sta accadendo nelle Apuane. Ed ecco che subentra l’arte per lanciare il messaggio. Però c’è un però, perché secondo gli autori del cartello/opera, è più importante come viene comunicato l’oggetto artistico, che l’oggetto artistico in sè. E usare Banksy era (ed è) il metodo più efficace per far sì che l’oggetto artistico rimbalzasse in Rete e arrivasse a più persone possibile. E bingo: così è stato. L’opera, con il suo messaggio, ha fatto il giro della città, poi della regione, poi del Paese, e infine anche un po’ dell’Europa. E vai di titoli di giornale: «Banksy in Italia per le cave di marmo». Vittoria, l’arte ha centrato l’obiettivo.
E adesso eccoli, gli autori, uscire allo scoperto. «Per tutti quanti gli esperti, per tutti i fini conoscitori e gli intenditori di street art che a seguito della grande esposizione mediatica hanno dibattuto a lungo e si sono interrogati sulla autenticità o meno della firma sul cartello - dicono- ricordiamo che lo stolto punta gli occhi sul dito ma che spesso rischia di dimenticare la luna. Si rischia di dimenticare ad esempio che Banksy non esiste o, per meglio dire, che non esiste se non come simbolo di cui riappropriarsi e come immagine in grado di propagarsi e moltiplicarsi attraverso la sfera ambigua dei media. Non il Banksy reale quindi, ma il Banksy giusto è stato l’autore del misterioso cartello». È stato «un approccio tipicamente open source - dicono - per costruire sul territorio esausto e martoriato di Carrara nuove forme di narrazione collettiva».
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