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Morte del legale, la sorella in procura «Sono distrutta»

Morte del legale, la sorella in procura «Sono distrutta»

Marzia Corini, accusata di aver ucciso il fratello Marco si è avvalsa della facoltà di non rispondere

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LA SPEZIA. «Sono distrutta». Un filo di voce dal volto tirato di una donna accusata di un delitto orribile: aver accelerato la morte del fratello avvocato per i soldi dell’eredità.

Una accusa pesante e non solo per le 1700 pagine che accompagnano (tra intercettazioni ambientali e deposizioni di testimoni ascoltati anche per ore dai magistrati inquirenti Luca Monteverde e Giovanni Maddaleni) la sintetica ordinanza che confina agli arresti domiciliari nella villa di Ameglia, Marzia Corini, 51 anni, valente medico anestesista per quindici anni all’ospedale di Pisa e poi missionaria in varie parti del mondo. Lavorava nella Guyana francese quando, saputa dalla malattia del fratello Marco Valerio Corini, 52 anni, principe del foro spezzino, tanti processi importanti alle spalle tra i quali quello del G8 di Genova, quando, dicevamo, Marzia è tornata in Italia per prendersi cura di lui. Da tanti anni erano lontani, neppure in grandi rapporti ma questo terribile evento li aveva ravvicinati.

Secondo l’accusa per un motivo ben preciso: ereditare una bella fetta del patrimonio milionario del fratello. Fratello che nel frattempo, tre anni fa, prima dello svilupparsi del male aveva conosciuto e si era fidanzato con Isabò Michelle Barrack, una bella ragazza di trenta anni più giovane conosciuta alle Seychelles ma in realtà ligure: mamma italiana e abitazione a Santa Margherita Ligure.

Secondo gli inquirenti Marco Corini voleva lasciare gran parte della sua eredità alla fidanzata escludendo la sorella e proprio quando aveva fissato l’appuntamento da un notaio ecco che la sorella avrebbe accelerato la sua morte sedandolo nella giornata del 25 settembre scorso. Il medicinale trasformatosi in veleno l’aveva portato quel giorno un infermiere pisano anche lui sentito proprio come persona informata dei fatti.

Una sedazione mortale come Marzia, secondo gli inquirenti, aveva già fatto, ma su sua richiesta, con il padre. Un mostro Marzia?

L’avvocato del foro di Pisa Anna Francini che con il professor Tullio Padovani ha assunto due giorni fa la difesa non la pensa così. Ieri mattina Marzia Corini si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Non perchè non volesse ma proprio perchè la difesa non ha avuto materialmente il tempo di esaminare tutti gli atti. «Sicuramente ci saranno altre occasioni per parlare con i pm» dice l’avvocato Francini.

Che, più in generale, è critico con le intercettazioni (una di questa una confessione vera e propria per il gip Marta Perazzo): «Sono uno strumento pericolosissimo, le estrapolazioni in contesti più ampi fa sì che chi le legge possa non calarle nella realtà. Hanno bisogno di un metodo più ampio di lettura». Francini ha poi spiegato che «la signora non ha risposto alle domande perché siamo entrati in possesso della documentazione e degli atti solo ieri e vista la gravità dell’accusa è opportuno che chi risponde sia a conoscenza della documentazione e abbia la forza psicologica per affrontare una cosa del genere. La signora è molto scossa». (Ar. An.)

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