Sicurezza
Lo strano caso dell’impianto di sci alluvionato
A processo dipendente del Comune di Zeri: non avrebbe inserito l’area tra quelle danneggiate nel 2011
MASSA. Il 25 ottobre del 2011, giorno dell’alluvione che travolse Aulla, uccidendo due persone e provocando danni per milioni di euro, anche Zeri pagò dazio. Nonostante il fiume scorresse a decine di chilometri a valle. A margine del processo principale, con una decina di persone indagate, ne è stato aperto un secondo legato ai danni causati alla pista da sci dell’impianto del passo dei Due Santi. Il gestore aveva chiesto alla Camera di Commercio un contributo da diecimila in un primo momento concesso, ma successivamente revocato perché l’impianto sciistico non risultava fra le zone colpite dall’alluvione. La Camera di Commercio ha segnalato la richiesta di risarcimento alla procura e così sono partite le indagini della Finanza, terminate con il rinvio a giudizio di un dipendente del Comune di Zeri: Giuliano Lorenzelli, difeso dall’avvocato Gianpaolo Carabelli di Aulla. L’accusa è di omissione di atti di ufficio: secondo la procura non ha inserito la pista del passo dei Due Santi nella mappatura delle zone danneggiate. Anche se una frana aveva fatto un disastro all’impianto quantificato in 29mila euro da una perizia fatta da un architetto incaricato dallo stesso gestore. Quest’ultimo, Cristian Petacchi, si è costituito parte civile ed è assistito dall’avvocato Luca Tranchina.
Nell’ultima udienza ha testimoniato il geologo del genio civile incaricato di fare un sopralluogo nella zona dannegguata, su richiesta del Comune di Zeri. «Dovevamo decidere – ha detto al collegio presieduto da Giovanni Sgambati e composto da Elisabetta Congiusta e Sara Farini – se l’area fosse da inserire negli interventi di somma urgenza o no. C’erano evidenti segni dell’alluvione, solchi, buche, massi disgregati». Il danno c’è, ma... «Dovevamo valutare eventuali pericoli per viabilità o persone. E non era quello il caso» trattandosi di un’area a uso sportivo. Così la pista non è stata considerata rea da «somma urgenza». Testimonianza resa consultando (come previsto) gli appunti del sopralluogo fatto sulle piste, un foglio privo di data. E il geologo non ha ricordato se si trattava dell’intervento fatto pochi giorni dopo l’alluvione del 2011 o quella del 2010. Se ne parlerà nella prossima udienza fissata il 6 luglio, quando verrà ascoltato l’imputato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
