Il Tirreno

Sciopero generale del lavoro: gli operai bloccano l’Aurelia

Claudio Figaia
Sciopero generale del lavoro: gli operai bloccano l’Aurelia

In quattrocento al corteo di Cgil, Cisl e Uil per “dare un futuro a Massa Carrara”. Il corteo, partito attorno alle 10 dal parcheggio davanti alla Sanac, ha attraversato via Oliveti, via Catagnina e si è concluso davanti alla ex Eaton adesso Iglom.

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MASSA. “Lavoro, lavoro” provano a gridare i lavoratori mentre sfilano lungo le strade della zona industriale i lavoratori. Passano davati alla ex Dalmine, all’ ex Syntech, all’ex Eaton. A troppe aziende ex, dove il lavoro non c’è più. Lungo via Catagnina incrociano le scritte “vendesi” o “affittasi” dei tanti capannoni dismessi. E il senso della manifestazione organizzata da Cgil, Cisl e Uil è già in gran parte tutto qua. È nella voglia di mobliitarsi di un pezzo ancora importante della economia di Massa Carrara, che torna in piazza per chiedere a tutti – alle istituzioni, alla politica, agli stessi imprenditori – di fare quadrato e trovare soluzioni per rilanciare l’economia del territorio. E per creare lavoro, appunto.

Il corteo, partito attorno alle 10 dal parcheggio davanti alla Sanac, ha attraversato via Oliveti, via Catagnina e si è concluso davanti alla ex Eaton adesso Iglom. I lavoratori hanno occupato per circa mezz’ora l’Aurelia sedendosi sulla strada. Con contraccolpi pesanti per il traffico. Per tutta la mattinata la circolazione nella zona industriale è stata difficile. Il flusso dei mezzi, per liberare le strade al passaggio del corteo, è stato deviato sulle strade vicine, ma ci sono stati comunque rallentamenti e code. Il sit in, osservato a distanza dalle forze dell’ordine si è svolto senza incidenti e senza alcuna tensione.

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C’è, il sole e ci sono le bandiere dei sindacati, i fischietti d’ordinanza e il camioncino con le casse e le canzoni “di lotta” (e anche Fiorella Mannoia). E poi ci sono loro, i superstiti della classe operaia della metalmeccanica, della chimica, dell’edilizia della provincia apuana. Non sono tantissimi – 4-500 a essere larghi – ma di questi tempi chiedere ai lavoratori di scioperare e rinunciare a 4 ore di salario per una mobilitazione che non è in diretto collegamento con una vertenza – un licenziamento, un’altra fabbrica che chiude – ma su un tema più generale della “futuro della provincia” – non era cosa facile. Per questo i vertici della ex triplice sono contenti lo stesso. «La manifestazione è riuscita – dirà poi Michele Folloni, segretario provinciale della Fim-Cisl a nome anche delle altre sigle – , c’è stata partecipazione, c’è stato il riconoscimento da parte dei lavoratori che è giusto mobilitarsi non soltanto per difendere i propri interessi e i propri diritti, ma anche in difesa di tutti, da chi il lavoro non ce l’ha o lo ha perso, ai commercianti, ai piccoli artigiani. Perchè la crisi colpisce tutti».

Parte dall’industria che resiste e che appare in salute, il corteo: dalla via Dorsale dove si aprono la Nuovo Pignone delle maxi commesse planetarie e la Sanac dei refrattari. E a comporlo, il corteo, sono quelli che il lavoro ce l’hanno e se lo vorrebbero tenere stretto. dalle loro parole (e da quelle dei sindacalisti) emergono timori non da poco. Le incognite per il futuro della Sanac (140 dipendenti) messa in vendita per coprire le perdite di Ilva; la precarietà dell’indotto Pignone, i dubbi sulla tenuta di Nca, tanto per dire. Ci sono poi quelli che il lavoro lo hanno perso, come gli ex Eaton – alle prese con una vertenza infinita – o gli ex Syntech, anche loro con un futuro appeso al filo di trattative fra imprenditori.

Non ci sono, invece, i politici: non un sindaco con fascia tricolore (una volta tra le tute blu si vedevano più spesso), non un parlamentare. Solo un paio di consiglieri comunali di Massa. Anche questo un segno. «Questo è solo la prima fase di una mobilitazione più ampia. Porteremo in piazza il pubblico impiego, i lavoratori dei servizi. E vogliamo coinvolgere tutta la città», ripetono i sindacalisti. Come dire: la lotta continua.

 

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