Il Tirreno

Sciopero generale, gli operai attaccano: "400 posti al Pignone ma solo 40 sono di qua"

Sciopero generale, gli operai attaccano: "400 posti al Pignone ma solo 40 sono di qua"

Numerosi interventi durante il corteo che ha preso vita nella zona industriale di Massa: "Una volta i politici scendevano in piazza al nostro fianco. Oggi dove sono?"

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MASSA. «Allo yard di Avenza di Nuovo Pignone lavorano quasi 400 persone? Sapete quante sono quelle di Carrara o di Massa? Una quarantina, non di più. Gli altri, tutti lavoratori di ditte esterne che vengono da fuori provincia. Vi sembra giusto? Questa è la terra delle occasioni perse, perchè non si è fatto in modo che G&E assumesse manodopera in loco?». Silvano Lazzini, operaio “storico” dell’indotto del Pignone parla al microfono ai manifestanti e mostra l’altra faccia del “miracolo” Nuovo Pignone. Racconta di condizioni di lavoro precarie per le centinaia di dipendenti delle ditte “in conto terzi” che operano in regime di appalto e sub-appalto nelle gigantesche aree di Nuovo Pignone-General Electric. «Ad Avenza mancano gli spogliatoi, ci sono squadre che lavorano senz’acqua, senza poter bere. Bisogna entrare in quesot mondo, occorre mettere regole e riconoscere diritti anche nell’universo delle ditte satellite».

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E a proposito di occasioni perdute, sentite cosa dice Renzo Puntelli, operaio della Fermet: «Lo stabilimento di Italcementi che poi venne acquistato da Fermet qui sull’Aurelia poteva fornire cemento a chilometro zero (letteralmente) per costruire la Strada dei Marmi. Bene, non ne ha venduto neanche un chilo per questa opera che è il vanto della provincia. Tant’è che ha deciso di chiudere, lasciando a casa 40 persone». Dopo, si sa come è andata: Ricciardi ha acquistato la Italcementi per trasferirvi la Fermet e poi è “saltato” anche lui. Ma Puntelli ne ha anche per i politici. «Una volta quando gli operai scendevano in piazza, il senatore Fausto Marchetti, la deputata Elena Cordoni c’erano. Sempre. Oggi qui non vedo nessuno».

Giovacchino Pitanti, ex Rsu della ex Eaton, da anni in prima linea nelle battaglie sindacali, ricorda brevemente la vicenda della multinazionale Usa che chiude i battenti, siamo nel 2008, e lascia a casa 350 dipendenti (più l’indotto): «Una vertenza emblematica per questo territorio, che non è ancora chiusa. Ancora oggi siamo ad aspettare che almeno 70 di noi ex Eaton trovi un nuovo impiego, come è scritto negli accordi, nella Iglom che si è insediata al posto di Eaton». Non c’è davvero ottimismo nelle parole e nei toni degli operai apuani. «Il governo deve riconoscere lo stato di area complessa, deve darci risorse», dicono i dirigenti sindacali. È l’ultima speranza.

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