Il Tirreno

Il caos sui 30 km di canali tombati

Il caos sui 30 km di canali tombati

Mappa dei corsi d’acqua secondari incompleta e rimpalli di competenze rallentano la messa in sicurezza del territorio

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MASSA. Trenta chilometri di canali tombati, alcuni dei quali con autorizzazione idrica e edilizia, altri con solo quella edilizia, e altri ancora senza nemmeno quella. Una mappa dei canali secondari parziale, incompleta. Un rimpallo di competenze che nemmeno un flipper. Decine di procedure di stombature ferme in attesa della sentenza del tribunale delle acque di Torino. Il caos domina il tema della sicurezza idraulica, nonostante il territorio sia a bollino rosso.

Dal canale della Bocchetta, che scorre silenzioso sotto il centro storico e che, nel 2012, è scoppiato sputando fuori fango e detriti sulle vie dello shopping, al canale Lavello che invece è stato più volte la causa dell’allagamento di tutta la zona che va da Alteta a Ricortola. Senza dimenticare poi i canali secondari, dei rigagnoli innocui d’estate, bombe pronte a esplodere d’inverno. Sono decine i corsi d’acqua tombati, nascosti negli anni sotto il cemento delle strade cittadine. Dopo le alluvioni e le frane che hanno messo in ginocchio la città, gli enti hanno iniziato a stombare i canali più a rischio, quelli ad esempio nel Candia. Ma la strada per la messa in sicurezza del territorio è ancora lunga ma soprattutto tortuosa. O almeno questo è quanto emerso durante la commissione comunale Ambiente a cui ha partecipato anche il responsabile del servizio salvaguardia idrogeologica e protezione civile, Fernando Della Pina. È emerso infatti che molte stombature sono bloccate dai ricorsi dei privati al tribunale delle acque di Torino. Molte di queste tombatura non hanno nemmeno l’autorizzazione idraulica, ma in compenso hanno quella edilizia grazie al condono tombale del 1985. E questo è stato possibile perché, fino a oggi, la competenza in materia edilizia era del Comune, quella idraulica invece prima del Genio civile, poi della Provincia, poi il Consorzio e adesso della Regione. Nel ping pong di competenze ogni ente ha guardato al suo orticello e il risultato è questo: mezze autorizzazioni e canali tombati un po’ in maniera illegittima e un po’ no. Adesso, dicevamo, le competenze stanno passando in mano alla Regione e la Provincia ha tempo fino al primo marzo per chiudere le procedure aperte: dopo quella data, tutto vola a Firenze. «Sono canali troppo piccoli per reggere le piogge attuali - fa sapere l’ingegnere Carlo Milani, che ha prodotti studi sul tema sia - Se cadono 250 millimetri di pioggia in meno di quattro ore, non riescono a reggere il carico. In alcuni casi possono arrivare a scoppiare. Poi ci sono mancati dragaggi, enormi quantitativi di detriti». Il problema infatti è anche un altro, come ha reso noto Della Pin: la mappa dei canali secondari su cui si basano gli interventi di manutenzione e pulitura del Consorzio di bonifica è incompleta. Questo significa che dei canali non esistendo nella mappa, nemmeno vengono puliti. E il rischio idraulico aumenta. (mc)

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di Redazione Pisa