Il Tirreno

«Servì male a tavola», cameriera licenziata dall’hotel di lusso

di Alessandra Vivoli
«Servì male a tavola», cameriera licenziata dall’hotel di lusso

Dopo 22 anni di servizio perse il posto per una lamentela. «Motivazione infondata», il giudice reintegra la dipendente

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MASSA. Licenziata in tronco, dopo la lettera di reclamo di un ospite, un turista ottantenne svizzero-tedesco, che si era lamentato del suo servizio ai tavoli durante la colazione. Ma non solo: l’ospite aveva pure annunciato, secondo quanto riferito dalla direzione dell’hotel, che non avrebbe più messo piede in quell’albergo: quanto basta, così ha pensato dalla proprietà, per mettere alla porta la dipendente.

A finire nei guai, e senza posto di lavoro, nella Pasqua del 2015, era stata una cameriera dell’hotel di lusso, peraltro rappresentante sindacale dell’albergo del litorale apuano. Dopo 22 anni di servizio la donna, cameriera esperta del sevrizio ai tavoli, si era trovata messa alla porta dalla direzione dell’hotel.

La motivazione? Una giusta causa secondo la proprietà sìdella struttura ricettiva più famosa della costa apuana. La donna avrebbe servito male in tre occasione l’affezionato cliente svizzero tedesco che poi si era lamentato in una lettera (in lingua tedesca) nella quale secondo la direzione avrebbe messo nero su bianco la volontà di non tornare mai più in quell’hotel di lusso.

La donna sapendo di essere nel giusto non si è persa d’animo e si è rivolta all’avvocato Claudio Lalli e ha fatto ricorso contro il licenziamento. Grazie al lavoro del legale, e alla tenacia della sindacalista, sono state quindi smontati punto per punto le motivazioni accampate dalla dirigenza dell’hotel per licenziare in tronco la dipendente.

Innanzitutto passando al microscopio gli episodi secondo l’hotel incriminati, quelli da cui erano scattate le lamentele. Ebbene è emerso che in un caso (quello in cui la donna non avrebbe servito il tè all’anziano e alcuni suoi amici) la cameriera licenziata non era neppure in servizio.

E ancora, in un altro oggetto di contestazione, la donna non si era occupata del turista ottantenne autore del reclamo, perché le era stata data disposizione di curare altre faccende. Ma la cosa che più di ogni altra ha giocato a favore del ricorso presentato dall’avvocato Lalli è stata la decisione di fare tradurre da una madrelingua la lettera del turista svizzero tedesco.

Proprio dalla traduzione è emerso che, pur segnalando che in un primo momento a colazione non era stato considerato dalla cameriera, poi “era stato servito con piena soddisfazione”. Non solo, dalla versione in italiano della missiva che l’azienda aveva usato per licenziare la cameriera-sindacalista (è la Rsu dell’albergo) non c’era mai scritto che l’ospite ottantenne aveva espresso l’intenzione di non tornare mai più a in terra apuana e in quell’hotel. Anzi, la lettera si conclude con un “tornerò sempre nel vostro albergo”.

Il giudice Lama ha accolto il ricorso presentato dal legale della dipendente che ora quindi sarà reintegrato in hotel. La donna quindi potrà tornare al suo posto di lavoro.

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