Il Tirreno

LA STORIA

Fiorello, il boss Schiavone e i rifiuti interrati qui

David Chiappuella
 Fiorello, il boss Schiavone e i rifiuti interrati qui

Su Raiuno lo sceneggiato sulla terra dei fuochi: i traffici nella nostra provincia

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MASSA CARRARA. Stasera (16 gennaio) alle 21,20, Rai 1 trasmette la seconda punta (la prima ieri) lo sceneggiato “Io non mi arrendo”, interpretato da Beppe Fiorello, nei panni del commissario di polizia Roberto Mancini, che per primo indagò sugli sversamenti di rifiuti industriali tossici nella Terra dei fuochi, tra Napoli e Caserta, un traffico gestito dalla camorra. Mancini, nato a Roma nel 1960, è morto nel 2014 di cancro, contratto per l’esposizione a sostanze radioattive, senza ricevere un risarcimento economico adeguato al suo sacrificio: appena 5mila euro.

Dal 1997 il poliziotto romano fu consulente della Camera dei deputati per una commissione d’inchiesta che raccolse, tra l’altro, la decisiva testimonianza dell’ex boss Carmine Schiavone. Schiavone, morto d’infarto l’anno scorso, era un pentito dei Casalesi, cugino del boss Francesco, detto Sandokan. L’ex camorrista aveva parlato per la prima volta alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti il 7 ottobre 1997, in un’audizione divenuta pubblica solo alla fine del 2013, dopo la rimozione del segreto, chiamando in causa anche il territorio apuano. «Nelle discariche del casertano -sosteneva Schiavone- sono finiti anche rifiuti tossici provenienti da Massa-Carrara. Si trattava di veleni come fanghi industriali e scarti di ogni tipo di lavorazione, occultati in scavi abusivi. L’inquinamento riguarda tutta la costa campana ed entro 20 anni gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe e Castel Volturno rischiano di morire tutti di cancro».

Dichiarazioni shock. Quel verbale, 63 pagine, non conteneva solo l’audizione del pentito, ma anche la copia di alcuni documenti da lui prodotti e già a disposizione della Direzione nazionale antimafia, che riguardavano amministrazioni campane e quella della Provincia di Massa Carrara. Si trattava di autorizzazioni al trasporto di rifiuti che riportavano in dettaglio anche l’elenco dei camion (con tanto di targa, modello e nomi dei trasportatori) e delle società che portavano i veleni in Campania. Il racconto dell’ex criminale prendeva le mosse dal 1988, per descrivere l'avvelenamento di un intero territorio. «Io, per esempio -ammetteva Schiavone- avevo un camion mio che caricava a Massa-Carrara e a Santa Croce sull'Arno: un 190-38 turbo targato CE 607050. Questi mezzi erano registrati con una delibera, per farli viaggiare tranquilli». Schiavone non faceva direttamente nomi di aziende apuane operanti nel campo dei rifiuti, ma il primo dei documenti da lui prodotti ed allegati al verbale della commissione parlamentare di inchiesta era un atto del 1988 con cui l’allora presidente della Provincia di Massa-Carrara, il socialista Ermanno Di Casale, autorizzava la ditta Masan Srl, con sede a Ronchi, alla “raccolta e trasporto di rifiuti speciali”, con destinazione finale all'impianto di smaltimento Difrabi di Salvatore Di Francia, ubicato a Pianura, in provincia Napoli, vicino alla riserva naturale degli Astroni. Un sito accanto al quale, stando alle dichiarazioni di Schiavone, la Difrabi aveva “anche terreni abusivi dove scaricare”.

Ma il titolare della Masan, Massimo Dami, era anche l’amministratore della Damas srl, ditta responsabile di aver abbandonato per anni, in via Longobarda a Massa, 2.500 tonnellate di rifiuti tossico-nocivi, rimossi solo di recente, dopo ripetuti sversamenti di liquidi pericolosi in direzione dell’impianto per la raccolta differenziata Cermec.

L’autorizzazione provinciale consegnata da Schiavone alla commissione includeva anche l’elenco degli oltre 100 camion impiegati nel trasporto dei rifiuti da Massa a Napoli. Fra essi molti mezzi targati Caserta, Roma e Napoli e lo stesso Tir nominato dall’ex camorrista nel colloquio con i parlamentari. La conferma che in passato la nostra provincia sia stata un punto di partenza per lo smaltimento illecito dei rifiuti arriva anche dal fatto che nel 1989 l’Assemblea dei cittadini davanti alla Farmoplant avesse scoperto e denunciato un traffico illegale di migliaia di tonnellate di fanghi e rifiuti industriali, speciali e tossico-nocivi, che dalla fabbrica massese si dirigeva verso discariche non controllate nel sud Italia, come quella della società Setri di Giugliano (Na).

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