Il Tirreno

Caso Corini, la compagna: "Con una scusa mi fece uscire, per ucciderlo"

Alessandra Vivoli
Caso Corini, la compagna: "Con una scusa mi fece uscire, per ucciderlo"

Marzia Corini viveva all'estero da oltre 16 anni, dove svolge la sua attività di medico anestesista. E da tempo non aveva rapporti col fratello. Solo con la malattia erano ripresi, seppure senza particolare entusiasmo. Il racconto di Isabò Michelle Barrack: "Marzia mi mandò in farmacia e cominciò la sedazione"

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LA SPEZIA. L'aveva conosciuta appena diciottenne. Lui un affermato avvocato, lei studentessa uscita dal liceo. Il loro è stato subito un grande amore. Tanto che, nelle ultime fasi della sua vita Marco Valerio Corini ha fatto di tutto per destinare alla compagna Isabò Michelle Barrack, il suo patrimonio da oltre 5 milioni di euro. La villa in Val di Magra, i soldi, i gioielli. È in questa volontà di Marco, e, soprattutto nella sua corsa contro il tempo e la malattia per fare un altro testamento che la Procura ha ravvisato l'intento omicida della sorella Marzia.

«I rapporti con la sorella erano ncrinati da vent'anni». È Francesco Tralongo, il fidato autista di Marco Corini a parlare di rapporti, pressoché inesistenti, fra l'avvocato e la sorella. Lo ha riferito alla polizia giudiziaria il 14 gennaio scorso. «Secondo le confidenze fattemi dall'avvocato - ha dichiaro il Trangolo - i rapporti con la sorella si era incrinati da circa vent'anni. Non mi ha mai messo a conoscenza delle ragioni di questa rottura. Non parlava mai di lei, non si vedevano nè si sentivano». Marzia Corini viveva all'estero da oltre 16 anni, dove svolge la sua attività di medico anestesista. E da tempo non aveva rapporti col fratello. Solo con la malattia erano ripresi, seppure senza particolare entusiasmo - questo è emerso dalla ricostruzione della Procura - del Corini. Questi rapporti sono diventati quotidiani a partire dalla fine di agosto 2015 quando la donna si è trasferita presso il capezzale del fratello, nella villa di sua proprietà in Val di Magra.

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«Mi ha fatto uscire per ucciderlo». Isabò lo ha raccontato alla polizia giudiziaria. «Marzia il 25 settembre mi fece uscire di casa, per andare in farmacia a comprare le traverse per il letto di degenza. Marco era sveglio e presente. Quando sono tornata mezz’ora dopo mi disse che aveva iniziato la sedazione» . Marco Corini morirà lo stesso giorno, alle 19 e 30.

Il testamento dell'estate 2015. È uno dei punti fermi della ricostruzione accusatoria. ne parla la stessa Isabò. «Si trattava di un testamento redatto da Marco nel mese di luglio. Era chiuso in una busta sigillata con nastro adesivo. So che ci aveva lavorato con l'avvocato Murciano. Non l'ho mai letto, sono stata messa a conoscenza da Marco che aveva escluso dalle sue volontà testamentarie Marzia. Il testamento si trovava nella cassaforte della cucina». Dopo il ritorno dall'ospedale di Livorno (quindi dopo l'11 settembre scorso) la Barrack si accorge che il testamento non è più in cassaforte. Chiede spiegazioni a Corini, lui - come è stato riferito dalla compagna agli inquirenti - le dice che è stato affidato all'avvocato Feliciani perché lo portasse da un notaio per alcune modifiche. Le indagini hanno messo in evidenza come nel corso dell'estate del 2015 l'avvocato Marco Valerio Corini avesse redatto un primo testamento olografo. E proprio in quel periodo si era consigliato con l'amico, l’avvocato Murciano a cui aveva confidato le proprie volontà testamentarie e “di aver buttato giù qualcosa di scritto”. Aveva deciso di lasciare tutto alla giovane compagna tranne una somma di 3-400mila euro destinata alla madre e altri lasciti minori.

Il complotto. Il nocciolo dell'ipotesi accusatoria riguarda proprio la scomparsa del primo testamento: sia Marzia Corini che Giulia Feliciani hanno negato di esserne mai state a conoscenza. L'estromissione della Corini dalla successione la designazione di Isabò come erede principale sarebbero state evitate dapprima mediante l'occultamento del testamento redatto in estate. E poi uccidendo Marco.

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