Sicurezza
«Abbiamo visto arrivare la bomba d’acqua»
Il racconto dei sopravvissuti al disastro: «Nessuno ci ha avvertito che la situazione stava peggiorando. Perché?»
AULLA. Al giudice Giovanni Sgambati hanno raccontato di come hanno visto la morte in faccia quel pomeriggio del 25 ottobre del 2011, quando Aulla fu travolta da una bomba d’acqua che provocò due vittime e una valanga di danni. Un incubo rivissuto dai commercianti durante la seconda udienza del processo aperto per verificare le eventuali responsabilità dei 12 imputati alla sbarra. Antonella Masini è stata la prima a deporre: titolare del negozio di Eliane calzature. «Volevo andare in magazzino per mettere la merce più in alto, ma avevo delle scarpe col tacco e avevo paura di cadere; così sono risalita al piano terra per cambiarle, ma quando sono arrivata all'utimo gradino la scala mi è sparita da sotto i piedi spazzata via dall'ondata d'acqua arrivata nel magazzino. Se fossi scesa giù ora non sarei qui a raccontarlo». Poi quell’allerta meteo mai arrivata: «Allerta? Nessuno ci ha avvertito. Era successo l'anno prima quando la protezione civile era passata invitandoci a non scendere negli scantinati. Eravamo tranquilli, perciò».
C’è poi il Conad di via Lunigiana, distrutto e ricostruito in un’altra zona più sicura. Il titolare nel frattempo è morto, in aula c’era la figlia però: «Nessuno ci aveva avvisato di cosa stava succedendo. Non pioveva forte e intorno alle 17,50 sono uscita su viale Lunigiana per guardare il fiume. Era ingrossato, trasportava tronchi d'albero ma non mi sentivo in pericolo. Poi però l'acqua ha cominciato a entrare dalla zona scarico merci, era sempre più alta e ci impediva di installare le paratie di protezione, così abbiamo fatto uscire i clienti in modo del tutto tranquillo preparandoci a chiudere il negozio». Ma l’ondata arriva prima: «Ho visto la porta scorrevole del supermercato sollevarsi, ho temuto il peggio ma siamo riusciti a scappare nel parcheggio». Giorgio Aranci, il titolare, era rimasto lì. «Lo ha salvato un carabiniere pochi minuti dopo», ha spiegato la figlia commossa.
È stata la volta di Chiara Toni poi a testimoniare. Il giorno dell’alluvione era di servizio insieme a una collega (incinta di 8 mesi) al distributore Q8 vicino al casello A15 di Aulla. «L’ondata è arrivata dalla strada: ci siamo attaccati a una ringhiera, poi grazie a un passante siamo saliti sul tetto della mia auto e da lì al casottino del distributore. Ci hanno recuperato i vigili del fuoco alle 21». Un incubo come quello che hanno vissuto nel negozio Gino Casa, dove Elisabetta Pasqualini e il marito hanno temuto di non farcela. «L’acqua ha divelto la porta taglia-fuoco: mio marito si è salvato aggrappandosi a una pentola tenuta da mio figlio. E in 34 anni non avevamo mai avuto un’alluvione».
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