Il Tirreno

la flebo mortale

Parla l’anestesista di Cisanello: portò i sedativi letali

PISA. Nell’impasto noir di eredità milionarie e morti sospette che lambisce Pisa con l’ex anestesista di Cisanello, Marzia Corini, arrestata con l’accusa di omicidio volontario del fratello, l’avvocat...

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PISA. Nell’impasto noir di eredità milionarie e morti sospette che lambisce Pisa con l’ex anestesista di Cisanello, Marzia Corini, arrestata con l’accusa di omicidio volontario del fratello, l’avvocato Marco Valerio, occupa un ruolo anche un infermiere del policlinico. Non è indagato. È lui, però, che il 25 settembre 2015 porta nella villa di Ameglia dell’avvocato, malato terminale di tumore, quella che per la Procura spezzina sarà la dose letale di un potente sedativo somministrata dalla sorella finita ai domiciliari. Nella sequenza sviluppata lungo le 28 pagine dell’ordine di arresto, in quello che appare come un omicidio pianificato, fa capolino un infermiere di Cisanello che conosce bene l’anestesista. Il 24 settembre tra lui e la Corini c’è un fitto scambio di telefonate. Il giorno dopo si passa all’azione. Fa mettere a verbale la fidanzata dell’avvocato morto: «Marzia attendeva l'arrivo di un infermiere di Pisa di sua conoscenza, il quale sopraggiungeva a casa nelle prime ore del pomeriggio, attorno alle 14.30. Questi aveva con sé il catetere e quanto serviva per iniziare la sedazione, ovvero una flebo contenente sostanza fisiologica ed un sacchetto con all'interno alcune fiale di cui ignoro il contenuto. Dopo di che, mentre Marco continuava a riposare, io e lo Feliciani (avvocato indagato, ndr) siamo uscite dalla stanza perché l'infermiere doveva posizionare il catetere. Quando io e la Feliciani siamo rientrate nella stanza, Marzia aveva inserito la "farfalla " collegata alla flebo nel braccia destro di Marco e, con una siringa, stava iniettando all'interno della flebo, e quindi in vena di Marco, il liquido contenuto nelle fiale portate dall’infermiere». Alle 19 il decesso. Sentito dagli investigatori, l’infermiere ha confermato di essere stato chiamato dalla dottoressa il 25 settembre e di aver parlato di sedazione perché «era stata consigliata dagli oncologi che avevano in cura l’avvocato». Così non era. Giovedì 11 febbraio, il giorno prima dell’arresto, l’infermiere chiama l’anestesista e poi la incontra ad Ameglia. L’uomo riferisce alla donna e ad altri presenti il contenuto della deposizione ai militari. (p.b.)

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di Redazione web