Il Tirreno

«Marzia non ha ucciso il fratello»

 «Marzia non ha ucciso il fratello»

La difesa ha già chiesto la revoca degli arresti: lo sfogo al telefono con l’amica non va letta come una confessione

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MASSA CARRARA. Marzia Corini non ha volontariamente ucciso suo fratello Marco Valerio. Tanto meno per questioni ereditarie, di soldi. Ma la confessione - così la reputano gli inquirenti - fatta al telefono all’amica Susanna Cacciatori (persona non indagata)il 21 gennaio 2016? Interpretabile con lo stato d’animo di una persona scossa. E il termine sedare inteso per far morire, come precisa la procura, per la difesa e i suoi consulenti potrebbe avere significato ben diverso.

«Marzia Corini è sconvolta dall’accusa di omicidio. Lei amava suo fratello, era tornata dalla Guyana Francese per stargli accanto e per aiutarlo anche con la sua professionalità. Lei amava Marco, non l’ha ucciso», sostiene l’avvocato Enrico Marzaduri che con il collega Alessandro Rappelli cura la difesa.

Difesa che mette in discussione, ovviamente, l’intero apparato accusatorio. A cominciare dagli arresti domiciliari per Marzia Corini. I difensori hanno già presentato l’istanza per la revoca del provvedimento firmato dal gip.

Un provvedimento che nelle sue motivazioni è molto pesante. Marzia Corini è stata infatti arrestata non solo per il pericolo di inquinamento delle prove ma anche per scongiurare il rischio che potesse addirittura commettere altri omicidi simili . Dalle intercettazioni traspare che l’imputata abbia esaudito il desiderio di morire del padre, gravemente malato. Eutanasia, appunto.

Scrive il gip Marta Perazzo: «Il fatto che l’indagata svolga la professione di medico anestesista all’estero, di norma in paesi del terzo mondo, dove è agevole supporre che i controlli siano meno stringenti che in Italia, costituisce ulteriore motivo per ritenere la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di ricaduta nel reato». Possibilità di altri omicidi appunto. Una tesi che la difesa rigetta in pieno. Marzia Corini verrà interrogata giovedì prossimo dal gip. E questo mentre continuano le indagini. Gli inquirenti stanno infatti sentendo alcune persone non indagate ma informate sui fatti.

Allo stesso modo la difesa ha intenzione di raccogliere testimonianze di persone ben vicine a Marco Corini e alla famiglia e consulenze tecniche per confutare l’accusa di omicidio volontario con il movente della cospicua eredità. Si parla di un milione di euro per la parte di Marzia Corini che è comunque persona benestante.

«Per niente attaccata al denaro», dicono gli ex colleghi del Santa Chiara di Pisa dove per anni ha lavorato nel reparto di anestesia. E che ricordano anche il suo impegno nelle missioni umanitarie, quindi in aspettativa, senza stipendio.

Ricorda il primario Paolo Malacarne: «Quando il fratello si ammalò, mi parlò spesso della sua malattia e so che lo seguiva con affetto e vicinanza incondizionata». (ar. an)

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