Il Tirreno

Corini, i due giorni decisivi prima della morte

L'avvocato Marco Valerio Corini
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L'avvocato Marco Valerio Corini

L'avvocato fissò un altro appuntamento con il notaio, accettò la nuova cura e progettò le nozze

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LA SPEZIA. Per l’accusa non ci sono dubbi. La morte dell’avvocato Marco Valerio Corini è stata provocata dalla sorella, Marzia e quel decesso per sedazione (indotto con i farmaci) sarebbe legato a doppio filo alla vicenda dei due testamenti (uno scomparso) e al patrimonio milionario del legale.
Fondamentali, nelle indagini che hanno portato all’ordinanza d’arresto nei confronti del medico anestesista Marzia Corini e all’accusa di circonvenzione di incapace e falso testamento a carico dell’avvocato Giuliana Feliciani, sarebbe la ricostruzione degli ultimi due giorni di vita del noto legale.E in particolare tre elementi: la scelta di vedere un notaio per questioni testamentarie, la volontà di intraprendere una nuova terapia medica per provare a contrastare o almeno prolungare il decorso della malattia. E infine, il desiderio di sposare la giovane compagna.
Il nuovo appuntamento con il notaio. Siamo al 23 settembre. Due giorni prima della morte di Marco Corini. La compagna Isabò Michelle Barrak ha raccontato così agli inquirenti: «Il 23 settembre Marco era più lucido e davanti a me aveva contattato la Feliciani dicendole che voleva cambiare il testamento e che, a tal fine, avrebbe dovuto contattare il notaio». Ed è proprio Giulia Feliciani, quello stesso giorno, a confermare ai fratelli Corini e a Isabò che il notaio si sarebbe recato a domicilio il 26 settembre. In realtà - secondo la ricostruzione della procura - il notaio ha dichiarato di aver fissato con la Feliciani un doppio appuntamento per il 25 o il 26 settembre, e che sarebbe stato ricontattato per la conferma. Era stato quindi richiamato la mattina del 25, il giorno della morte di Marco Corini, per cancellare l’appuntamento. Lo stesso pomeriggio, secondo la ricostruzione accusatoria, intorno alle 15 e 30 cominciò la sedazione per accompagnarlo alla morte. Secondo la fidanzata dell’avvocato però proprio dal giorno 23 settembre, Corini aveva cominciato ad appuntare le proprie volontà in forma schematica su alcuni fogli che, benchè poi distrutti dalla sorella Marzia, la Barrack aveva fotocopiato e consegnato all’Autorità giudiziaria.
Il progetto di sposare Isabò. La giornata è sempre quella del 23 settembre scorso. Quel mercoledì è una giornata cruciale per le decisioni assunte dall’avvocato. L’amica giudice Diana Brusacà viene contattata da Marco Corini. L’avvocato aveva un filo di voce, ansimava tantissimo, ma voleva sapere dall’amica come poteva favorire al massimo Isa, lasciandole il più possibile. Le chiese se fosse più conveniente sposarla o nominarla erede testamentaria. E anche di andarlo a trovare. Non solo, Corini, sempre nello stesso giorno, chiama un altro amico per informarsi come poter abbreviare i tempi per le pubblicazioni. Voleva accelerare le nozze con Isabò. All’amico, al telefono aveva confidato: «intorno a me ci sono persone di cui non mi fido».
La decisione di vivere. È un punto fondamentale dell’impianto accusatorio contro Marzia Corini. La giornata è quella del 23 settembre quando marco Corini viene visitato dall’oncologo milanese che lo aveva in cura insieme alla dottoressa di Livorno. Il professore propone a Corini un nuovo approccio terapeutico alla malattia per prolungare la sopravvivenza fino a 4-5 mesi. AL termine della visita, dopo essersi consultato con la madre, la sorella e la fidanzata, accetta la proposta. La nuova cura doveva iniziare il 26 settembre.
 

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