Il Tirreno

Avvocato ucciso con una dose letale, accusata la sorella anestesista. "Quelle intercettazioni solo uno sfogo"

Aronne Angelici
Marco Valerio Corini e la sorella Marzia
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Marco Valerio Corini e la sorella Marzia

Per la difesa, le presunte ammissioni di Marzia Corini intercettate al telefono sarebbero solo uno sfogo

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LA STORIA IN PILLOLE

  • Marco Valerio Corini, avvocato di spicco, malato di tumore all'intestino, nel settembre 2015 muore a 51 anni nella sua villa di Bocca di Magra.
  • Isabò Michelle Barrak, 23 anni, fidanzata di Marco Corini, denuncia la scomparsa del testamento in cui venivano assegnati a lei gran parte degli averi dell'avvocato.   
  • Marzia Corini, 53 anni, anestesista e sorella del notissimo legale, viene arrestata a febbriao 2016 su ordine della Procura della Spezia per l'omicidio volontario del fratello.
  • Per l'accusa, che si basa su numerose intercettazioni telefoniche, Marzia Corini ha ucciso il fratello con una iniezione letale di sedativo. Una apparente eutanasia che però, secondo i pm, nasconde l'intento di impossessarsi dell'eredità milionaria di Marco Corini.
  • Il testamento a favore di Isabò sarebbe stato distrutto da Marzia Corini in accordo con Giuliana Feliciani, avvocato e amica di Marco Corini (indagata per circonvenzione di incapace e falso testamento). Le due donne avrebbero poi indotto Marco Corini, sotto l'effetto di sedativi e altri medicinali, a firmare un nuovo contratto in cui la principale beneficiaria era appunto la sorella Marzia.

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CARRARA. Marzia Corini non ha volontariamente ucciso suo fratello Marco Valerio. Tanto meno per questioni ereditarie, di soldi. Ma la confessione - così la reputano gli inquirenti - fatta al telefono all’amica Susanna Cacciatori (persona non indagata) il 21 gennaio 2016? Interpretabile con lo stato d’animo di una persona scossa. Insomma, solo uno sfogo al telefono. E il termine sedare inteso per far morire, come precisa la procura, per la difesa e i suoi consulenti potrebbe avere significato ben diverso.

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«Marzia Corini è sconvolta dall’accusa di omicidio. Lei amava suo fratello, era tornata dalla Guyana Francese per stargli accanto e per aiutarlo anche con la sua professionalità. Lei amava Marco, non l’ha ucciso», sostiene l’avvocato Enrico Marzaduri che con il collega Alessandro Rappelli cura la difesa. Difesa che mette in discussione, ovviamente, l’intero apparato accusatorio. A cominciare dagli arresti domiciliari per Marzia Corini. I difensori hanno già presentato l’istanza per la revoca del provvedimento firmato dal gip. Un provvedimento che nelle sue motivazioni è molto pesante. Marzia Corini è stata infatti arrestata non solo per il pericolo di inquinamento delle prove ma anche per scongiurare il rischio che potesse addirittura commettere altri omicidi simili . Dalle intercettazioni traspare che l’imputata abbia esaudito il desiderio di morire del padre, gravemente malato. Eutanasia, appunto. Scrive il gip Marta Perazzo: «Il fatto che l’indagata svolga la professione di medico anestesista all’estero, di norma in paesi del terzo mondo, dove è agevole supporre che i controlli siano meno stringenti che in Italia, costituisce ulteriore motivo per ritenere la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di ricaduta nel reato».

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Possibilità di altri omicidi appunto. Una tesi che la difesa rigetta in pieno. Marzia Corini verrà interrogata giovedì 18 febbraio dal gip. E questo mentre continuano le indagini. Gli inquirenti stanno infatti sentendo alcune persone non indagate ma informate sui fatti. Allo stesso modo la difesa ha intenzione di raccogliere testimonianze di persone ben vicine a Marco Corini e alla famiglia e consulenze tecniche per confutare l’accusa di omicidio volontario con il movente della cospicua eredità. Si parla di un milione di euro per la parte di Marzia Corini che è comunque persona benestante. «Per niente attaccata al denaro», dicono gli ex colleghi del Santa Chiara di Pisa dove per anni ha lavorato nel reparto di anestesia. E che ricordano anche il suo impegno nelle missioni umanitarie, quindi in aspettativa, senza stipendio. Ricorda il primario Paolo Malacarne: «Quando il fratello si ammalò, mi parlò spesso della sua malattia e so che lo seguiva con affetto e vicinanza incondizionata».

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Nell’ordinanza di custodia cautelare si parla anche di un anestesista, collega di Marzia Corini. E’ lui, infermiere di Cisanello, che il 25 settembre 2015 porta nella villa di Ameglia dell’avvocato, malato terminale di tumore, la dose letale di un potente sedativo somministrata dalla sorella finita ai domiciliari. Il giorno prima tra lui e la Corini c’è un fitto scambio di telefonate. Giovedì 11 febbraio, il giorno prima dell’arresto, l’infermiere chiama l’anestesista e poi la incontra ad Ameglia. L’uomo riferisce alla donna e ad altri presenti il contenuto della deposizione che ha reso ai militari. Non è indagato, almeno per ora.

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