Proteste
Piante di marijuana nell’armadio
Arrestato un ventiquattrenne: le coltivava lui. Erano alte più di un metro
MASSA. Nell’armadio di camera sua coltivava piante di marjiuana. E lo faceva anche con un discreto successo, visto che i carabinieri ne hanno sequestrate cinque che superavano il metro di altezza e avevano delle foglie verdi e rigogliose. Il mobile aveva pure la serratura per tenere all’oscuro della piantagione gli anziani genitori. Ma le forze dell’ordine ci sono arrivate lo stesso, hanno sequestrato lo stupefacente e stretto le manette ai polsi del contadino dello sballo, un giovane massese di 24 anni. Il giudice Alessandro Trinci ieri ha convalidato l’arresto e ha disposto i domiciliari. Finora le forze dell’ordine non avevano mai sentito parlare di lui.
Il ventiquattrenne si era organizzato proprio bene: prima aveva schermato il legno dell’armadio, poi aveva installato una lampada termica e un ventilatore per evitare di surriscaldare il mobile. Infine una sacca d’acqua, con tanto di cannuccia piantata nel terriccio, dissetava la marjiuana. E quando serviva ecco fertilizzanti e farmaci ricostituenti adatti alla coltivazione. Poco più in là due vasetti: in uno c’erano millecinquecento euro, in banconote da 50 e 20 (provento del commercio e per questo sequestrati), nell’altro un micidiale olio di hashish. Con una concentrazione di principio attivo in grado di stendere chiunque (probabilmente il prodotto era per uso personale). Ma non solo: sotto uno scaffale sono saltate fuori numerose dosi di hashish, complessivamente mezzo chilogrammo. Materiale che andrà distrutto nei prossimi giorni.
Quando hanno visto i carabinieri mamma e papà sono caduti dalle nuvole, non si erano mai accorti che il figlio coltivasse delle piante nell’armadio. Anche perché in camera sua non ci poteva mettere piede nessuno e quando non c’era chiudeva le ante a doppia mandata. L’indagine non si ferma qui, anche perché devono essere identificati e rintracciati i clienti del coltivatore di droga. Giusto per capire qual era il suo giro di affari e soprattutto da quanto tempo riforniva i pusher della zona. E se l’olio di hashish lo commercializzava, dato che è ritenuto potenzialmente tossico potrebbero scattare anche altri reati.
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