Il Tirreno

Cavatore licenziato: "Voglio sapere perché mi hanno lasciato a casa"

Cavatore licenziato: "Voglio sapere perché mi hanno lasciato a casa"

Parla il lavoratore mandato via dalla Escavazioni Polvaccio: "Mai un giorno di malattia, mai una sanzione o un richiamo"

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CARRARA. «Sono qui per chiedere una spiegazione credibile sul perché sono stato licenziato. In otto anni alle dipendenze di questa società non ho mai fatto niente di male: non un giorno di malattia, mai un richiamo o una sanzione. Quando me l’hanno chiesto ho sempre fatto gli straordinari… i miei colleghi qui, possono testimoniarlo»: c’è tanta amarezza e anche molta rabbia nelle parole di Michele Santini, il cavatore licenziato dalla Escavazioni Polvaccio di Franco Barattini.

In occasione dello sciopero del settore proclamato da Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Cobas Marmo tutto il mondo delle cave si è stretto attorno a lui, per dire no a un licenziamento che tutti considerano ingiustificato. Sì perché esattamente una settimana fa questo cavatore di 46 anni, padre di famiglia, si è visto recapitare una lettera di licenziamento per «riassetto organizzativo dell’azienda» dovuto all’«attuale sfavorevole situazione economica finanziaria derivante dal protrarsi dei lavori al monte e dalla mancata produzione di materiali vendibili».

«La cava del Polvaccio magari non venderà blocchi di pregio, ma per quanto riguarda i sassi ha un mercato sicuro garantito da Omya» ha replicato Santini, proprio davanti allo stabilimento del colosso del carbonato di calcio dove i lavoratori hanno tenuto un picchetto di protesta. I cavatori che hanno sfidato il freddo per manifestare solidarietà al collega sono davvero tanti: molti, come lui, hanno figli, e sanno bene cosa significherebbe perdere il lavoro da un giorno all’altro.

Santini è dovuto tornare casa e raccontare ai suoi di aver perso il posto, così all’improvviso come un fulmine a ciel sereno: lui che non ricorda di aver fatto un giorno di malattia in tanti anni, lui che non ha mai detto no a una richiesta di straordinario, lui che ha accettato anche il trasferimento da un’azienda e l’altra del gruppo. E a fronte di tanta correttezza e disponibilità – comprovata dalle 17 ore di straordinario effettuate nelle ultime due settimane di lavoro – Santini si è ritrovato a dire ai suoi due figli, il più grande iscritto all’Università e il più piccolo studente delle superiori, di aver perso il lavoro, senza nemmeno poter spiegare loro il perché. Le motivazioni messe nero su bianco dalla società nella sue lettera di licenziamento non lo hanno convinto e così, il cavatore, chiede verità: «Devono dirimi perché mi hanno licenziato davanti a un giudice».

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