Il Tirreno

Presidio per lo sciopero del marmo a Carrara

Un momento del presidio
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Un momento del presidio

La protesta legata al licenziamento di un dipendente della Escavazione Polvaccio
I sindacati: l'adesione all'80%

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CARRARA. Presidio e sciopero provinciale oggi, giovedì 11 febbraio, per il settore lapideo. Era stato convocato da Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Cobas, insieme ai Cobas del Marmo ma senza il sostegno di Fisca Cisl. L’annuncio è arrivato dopo il naufragio del tentativo di mediazione con l’Associazione industriali sul caso del lavoratore licenziato dalla Escavazioni Polvaccio. «Il settore va bene, dovrebbe assumere non licenziare» si legge nel volantino che è stato distribuito durante la mobilitazione al consueto ritrovo presso il Ponte di Ferro. Venerdì scorso la società del gruppo di Franco Barattini aveva recapitato a un suo dipendente, un cavatore di 45 anni con famiglia a carico, una lettera di licenziamento.

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Un provvedimento legato al «riassetto organizzativo dell’azienda» si leggeva nella missiva, dove si spiegava che tale scelta era condizionata «dall’attuale sfavorevole situazione economica finanziaria derivante dal protrarsi dei lavori al monte e dalla mancata produzione di materiali vendibili». Motivazioni respinte immediatamente al mittente da Fillea Cgil, il sindacato a cui è iscritto il lavoratore licenziato, che aveva subito chiesto il ritiro del provvedimento e l’apertura di una trattativa. «La Escavaziono Polvaccio fa parte di un gruppo, quello di Franco Barattini, che ha tre cave e un laboratorio. È difficile pensare che questo licenziamento non si potesse evitare» aveva commentato Roberto Venturini, segretario provinciale Fillea, coinvolgendo immediatamente i suoi colleghi nella battaglia.

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«Se il provvedimento non sarà ritirato si andrà allo sciopero» avevano scritto i sindacati agli industriali, indicando come “ultimatum” la giornata di ieri. L’associazione di viale XX Settembre non ha ceduto al pressing e ha risposto picche e così oggi i lavoratori del marmo di tutta la provincia torneranno a fermarsi. Si tratta dell’ennesimo stop dopo le mobilitazioni andate in scena la scorsa primavera per il rinnovo del contratto integrativo e quelle seguite ai tre incidenti mortali registrati nel settore tra agosto e dicembre. E non a caso, nella convocazione dello sciopero, oltre alla protesta per il licenziamento del cavatore, e «per tutti quei licenziamenti che non emergono ma ci sono» si richiama anche con forza il tema della sicurezza e si respinge senza appello la “motivazione economica”. «Il settore non deve licenziare ma assumere in considerazione dell’andamento e dei risultati economici positivi» si legge nel volantino dei sindacati, che definiscono quello comminato dalla Escavazioni Polvaccio un «licenziamento non giustificato». «In un territorio in cui è aperta una vertenza territoriale sull’occupazione – ricordano le parti sociali - non possiamo permetterci di perdere neanche un posto di lavoro da una ricchezza come il marmo, da cui avremmo altre aspettative». Seguono i riferimenti al caso specifico: «Non basta lavorare, non ammalarsi, fare straordinari. Bisogna chinare la testa e tacere» polemizzano Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Cobas che dicono «No a un modo vecchio di vedere il rapporto imprenditore-operai» e chiedono “solo” di «lavorare con dignità e sicurezza».

I sindacati: ha aderito l'80%. Sciopero provinciale del settore del marmo pienamente riuscito secondo Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Cobas, che giovedì 11 febbraio hanno incrociato le braccia contro il licenziamento di un cavatore, avvenuto la scorsa settimana, secondo i sindacati "senza giusta causa". Hanno partecipato oltre l'80% dei lavoratori, tra monte e piano e anche il traffico pesante si è fermato, per un totale di oltre 1200 operai del settore; secondo Fillea Cgil, Feneal-Uil e Cobas Marmo di Massa Carrara "il cavatore è stato licenziato dalla Escavazioni Polvaccio non per problemi economici dell'azienda, come ha dichiarato l'imprenditore, ma perché ritenuto il diretto interessato di una serie di controlli da parte della Asl, avvenuti in cava nel mese di gennaio". Secondo il segretario confederale della Cgil di Massa Carrara Paolo Gozzani in effetti "a gennaio la Escavazioni Polvaccio fu costretta a chiudere per due settimane a causa di irregolarità riscontrate dalla Asl sulle condizioni di sicurezza sul posto di lavoro. Questo però, con il nostro lavoratore in questione non c'entra nulla". In questi giorni le sigle sindacali hanno cercato di trovare un accordo con Confindustria Massa Carrara, senza arrivare ad un accordo. "Stiamo raccogliendo la documentazione- dice ancora Gozzani - che dimostrerà gli introiti e gli utili dell'imprenditore, per nulla in crisi di vendite, mentre sono gi pronti i dati relativi al lavoratore che in decenni di prestazione alla Escavazioni Polvaccio ha accumulato pochissime settimane di mutua e numerose ore di straordinario".

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