Sicurezza
L’imputato sta male, salta udienza
Il processo ai colletti bianchi in aula a marzo. Il medico: «Deve stare a casa»
MASSA. Slitta il processo ai colletti bianchi perché l’imputato numero uno, l’ex dirigente di banca Marco Lucchesi, è malato. Tanto da non potersi muovere da casa per raggiungere il tribunale. Ma il presidente del collegio Giovanni Sgambati non si è fidato del primo certificato medico e ha chiesto la visita fiscale. L’udienza è stata interrotta per circa un’ora e poi è arrivato il responso: Lucchesi era indisposto al punto tale da non potersi spostare. Se ne riparla il 16 di marzo. Naturalmente la prescrizione viene congelata fino ad allora. Ma bisognerà riconvocare i testimoni che dovevano essere sentiti ieri.
Alla sbarra, oltre a Lucchesi,ci sono imprenditori e commercialisti, con accuse di reati che vanno dall’ estorsione e ricettazione, al riciclaggio, il furto e la truffa. Tra gli imputati Stefano Di Ronza, imprenditore in odore di camorra. Gli altri sono l’imprenditore carrarese Marco Alibani, la sorella Maruska e il commercialista Stefano Pezzica. Per reati minori — sostanzialmente ricettazione per avere cambiato assegni — a processo anche Manuela Pasquali, Michele Ratti e Salvatore Di Ronza, padre di Stefano. Tiziana Genovese, moglie di Lucchesi è invece accusata di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori. La società Biancospino srl i cui titolari erano i fratelli Alibani risponde di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita.
La vittima, Federica Bambusi, che si è costituita parte civile, è una donna lombarda che si è trasferita da tempo a Marina di Massa, amica di Lucchesi, tanto da fidarsi affidando al bancari una somma considerevole di denaro (quasi due milioni di euro).
L’inchiesta era nata - così è stato ricostruito - nell’estate del 2011, quando Bambusi si era accorta che dal conto erano spariti oltre un milione. Ha presentato denuncia e l’inchiesta ha messo da subito sotto accusa personaggi eccellenti. A partire dal direttore di banca carrarese. Quando la donna aveva deciso di venire a vivere all’ombra delle Apuane, da Milano, si era avvicinata a lui perché aveva già curato dei risparmi del padre.
Nelle scorse udienze i testi hanno raccontato dei tentativi di Lucchesi di convincere l’amica a non presentare denuncia, promettendo di restituire i quasi due milioni di euro al più presto. Anche se poi non lo ha mai fatto veramente.
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