Il Tirreno

Opa, termosifoni al massimo ma il reparto è vuoto

Opa, termosifoni al massimo ma il reparto è vuoto

La segnalazione del M5S: il materno infantile è stato trasferito a novembre nell’ospedale unico ma nessuno ha mai spento il riscaldamento nel primo piano della struttura di Montepepe. "Uno spreco inaccettabile"

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MASSA. Un reparto completamente vuoto, senza pazienti, senza medici, senza parenti che girano per i corridoi in cerca della camera giusta. Eppure super riscaldato. Stiamo parlando del dipartimento materno infantile che a novembre scorso ha traslocato dall’ospedale di Montepepe al viale Mattei nel nuovo ospedale unico. Lì, dicevamo, non ci sono più pazienti, ma i riscaldamenti sono sempre accesi, 24 ore su 24. O almeno, questa è l’accusa che lancia il Movimento Cinque Stelle, che denuncia «una ennesima realtà di sprechi», così dicono.

«Il reparto, totalmente dismesso e non coperto dal servizio di pulizie - fanno sapere gli attivisti - non è accessibile al pubblico, ma la temperatura al suo interno ricorda lidi tropicali e le luci sono accese giorno e notte». La struttura presenta al momento solo due attivi (in parte): il piano terra destinato agli ambulatori di ostetricia e ginecologia e le sale operatorie del secondo piano, destinata agli interventi di urgenza. Il primo piano e la pediatria del secondo piano sono chiusi in attesa di creare lì le degenze con finanziamenti regionali. . «Ma inesorabilmente riscaldati senza sosta, 24 ore su 24», incalzano i Cinque Stelle, che rincarano poi la dose: «C’è chi non può permettersi di accendere il riscaldamento in casa, per i costi che comporta, ma ci sono interi piani di una struttura pubblica inutilizzata a oltre 20 gradi costanti. Una struttura che non sappiamo nemmeno a cosa sarà destinata e se esiste un progetto per sfruttarne i locali. Viene spontaneo chiedersi il perché - continuano- di tanto spreco, che comporta costi che finiscono sempre per gravare nelle tasche dei cittadini. Non era possibile isolare termicamente i piani attivi da quelli dismessi? Si, era ed è possibile».

I pentastellati sostengono che nella struttura sono presenti otto impianti per il riscaldamento, che da novembre continuano a essere tutte accesi e «tutti alla massima potenza», tanto da dover obbligare il personale ad aprire le finestre per poter avere all’interno delle stanze una temperatura sopportabile. «Sarebbe possibile spegnere tre macchine e ridurre la potenza (installando un inverter) sui motori di mandata della macchina principale». Secondo gli attivisti anche la luce rimane accesa, se non 24 ore su 24, quasi. Ma dal direttore della Fondazione Monasterio, Luciano Ciucci, arriva secca la smentita: «Le luci sono spente».

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