Il dolore
A scuola avanza cibo Si regala ai più poveri
Il progetto anti spreco: 250 pasti alle associazioni benefiche
MASSA. La premessa è che la “partita” mense scolastiche è chiusa: ricorso respinto e servizio affidato in via definitiva alla Gazzoli. È la Gazzoli, infatti - per ripercorrere la vicenda - che partecipa alla gara e si assicura il primo posto, ma il secondo classificato, gestore uscente, contesta e si appella alla giustizia amministrativa. A gennaio la sentenza del Consiglio di Stato taglia la testa al toro: procedure legittime, gara a regola e cucine scolastiche da affidare alla Gazzoli. Così la nuova società, ora che conta sull’ufficialità del “verdetto”, mette mano ad una serie di progetti. Progetti già presentati in sede di gara, ma rimasti in stand by, in attesa della definitiva pronuncia del Consiglio di Stato.
Ecco quindi la Gazzoli e le scuole impegnati nella battaglia antispreco: quello che rimane nei piatti dei bambini - su questo la normativa è chiara - non può essere recuperato, ma quello che è stato cucinato e non consumato, mai finito in tavola, beh quello viene recuperato e destinato a chi fatica a mettere insieme il pranzo.
A fare da apripista è la Don Milani. È la scuola di via Pisa, infatti, ad ospitare la più grande delle 23 cucine scolastiche: 500 pasti al giorno e un 10% - il dato è fisiologico - che rimane in pentola. Non finisce sulla tavola degli studenti, ma finisce ora in quella della Caritas. Una cinquantina di pasti e il numero è destinato ad aumentare: se, infatti, è fisiologico che un 10% di quanto cucinato non venga consumato, è facile desumere che su un totale di 2.600 pasti serviti da Gazzoli ogni giorno, 250 circa siano destinati alle associazioni benefiche.
«È normale - a fare il punto è Marco Bracci, responsabile refezione per Gazzoli - che venga cucinato più cibo di quello consumato. Dobbiamo garantire ai bambini - motiva - la possibilità di chiedere una seconda porzione e dobbiamo valutare anche possibili inconvenienti». Poi esemplifica: se un vassoio cade, non possiamo certo non avere un secondo pasto da offrire. Insomma, si cucina in abbondanza e quello che avanza non si butta.
Una lotta allo spreco che - spiega Gazzoli in una conferenza stampa - fa parte di un più ampio progetto di educazione alimentare. E una tappa importante di quel progetto sarà percorsa nelle prossime settimane quando mamme e papà riceveranno un questionario. Domande per capire cosa piace ai bambini, qual è il loro livello di consapevolezza e conoscenza del cibo, delle sue proprietà. Un modo - assicura Bracci - per definire percorsi mirati di educazione alimentare e per valutare eventuali ritocchi dei menù anche in base alle preferenze di bimbi e genitori. Anche, dicevamo, perché la definizione dei menù è cosa complessa e vede recitare la parte da protagonista a medici e dietisti dell’azienda sanitaria. Conoscere il cibo, rispettarlo e non sprecarlo perché - spiega Mauro Fiori che da assessore all’istruzione ha definito il bando per il servizio - mangiare a scuola è attività didattica a pieno titolo. Mangiare ed educare ed educare a mangiar bene.
Chiara Sillicani
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