Il Tirreno

Parete di arrampicata chiusa, "Riapritela, è la nostra palestra naturale"

Melania Carnevali
Parete di arrampicata chiusa, "Riapritela, è la nostra palestra naturale"

Montignoso, l’area è diventata privata dopo la realizzazione della zona industriale La Rondine. L'appello degli sportivi all'amministrazione comunale: "E' un bene della collettività"

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MONTIGNOSO. Era una delle pareti di arrampicata più frequentate nel territorio, se non la parete di arrampicata per antonomasia. Difficoltà giusta, frequentabile anche d’inverno e con la pioggia, dal momento che, in parte, è all’interno di una grotta (quindi al chiuso e asciutta), e facile da raggiungere: insomma, una manna per gli amanti dell’arrampicata. Oggi “Il tempio”, così si chiama quella parete situata dietro la nuova zona industriale e artigianale “La Rondine” a Montignoso è chiusa, off limits. In realtà, lo è da almeno due anni, da quando cioè si scoprì che quell’area non era pubblica, ma di proprietà di Giuntoli, azienda produttrice dei famosi ghiaccioli, con l’attività proprio a ridosso della parete, in via Nerino Garbuio.

Ma oggi “lo è di più”: davanti alla stradina che porta alla parete, infatti, sono apparse paratie che ne bloccano l’ingresso, con tanto di cartello di divieto di accesso e proprietà privata.

E pensare che quello era un luogo abbandonato, prima di diventare uno dei posti più frequentati del comune di Montignoso, insieme all’altra parete, quella più grande, che si vede anche dall’Aurelia e a cui si accede passando però dalla fortezza Aghinolfi. Due luoghi suggestivi e frequentatissimi dagli amanti dell’arrampicata, che venivano anche da fuori provincia per allenarsi. Una palestra naturale e gratuita divorata adesso dalla logica della privatizzazione.

Tutta “colpa” - se così possiamo chiamarla - della realizzazione del comprensorio industriale e artigianale nella Statale Aurelia: progetto risalente al Duemila, con la posa della prima pietra nel 2005 e fine lavori nel 2009. E dove oggi si trovano numerose attività commerciali e artigianali.

Poco dopo ci si accorge che quella “palestra naturale” era finita nel mappale di Giuntoli, che si è quindi trovato costretto a chiudere l’accesso con una catenella. D’altronde, essendo proprietà privata, la responsabilità di quello che accade là dentro ricade esclusivamente sul privato. E stiamo parlando di pareti, non di giardini. Molti sportivi però hanno continuato ad arrampicarcisi, fino a quando sono arrivate la paratie.

Inevitabili le lamentale e gli appelli: «Ridateci quella parete, è un bene delle collettività», dicono i vecchi frequentatori del tempio che si rivolgono in primis all’amministrazione comunale. D’altronde quell’area è privata, è vero, ma l’amministrazione potrebbe trovare l’escamotage per renderla pubblica. Uno di questi è la perequazione, un accordo fra pubblico e privato, in cui il primo prende il terreno del secondo e in cambio gli dà un altro terreno dello stesso valore da un’altra parte. Un do ut des che in questo caso potrebbe aiutare a ridare alla collettività quello che per anni è stato un bene pubblico. «Non abbiamo mai sentito lamentale per la perdita dalla parete - fa sapere il vicesindaco Gianni Lorenzetti - ma se così è, se le collettività tiene a quella parete, faremo in modo di aprire un tavolo e trovare una soluzione».

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