Il Tirreno

«L’omicida ce l’aveva anche con altri»

«L’omicida ce l’aveva anche con altri»

A firmare l’ordinanza di non convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere è il giudice per le indagini preliminari Ermanno De Mattia (nella foto). Ed è il giudice De Mattia...

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A firmare l’ordinanza di non convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere è il giudice per le indagini preliminari Ermanno De Mattia (nella foto). Ed è il giudice De Mattia a parlare di «estrema pericolosità dell’indagato, non controllabile e non prevedibile in nessun modo. Proprio tale incontrollabile potenzialità aggressiva - si legge nell’atto - induce a ritenere sussistente il pericolo di reiteratio criminis estremamente elevato». Insomma, il pericolo che Vignozzi uccida ancora. Ecco, quindi, la misura cautelare in carcere.

Se Vignozzi - chiariscono gli inquirenti - ce l’aveva con il maresciallo Taibi perché aveva proposto a suo figlio di collaborare, quella proposta il maresciallo gliela aveva fatta insieme ad un brigadiere, «con conseguente pericolo di reiterazione del reato - scrive il Gip - anche ai danni di quest’ultimo».

Non solo, «le lamentele dell’indagato - prosegue l’ordinanza - riguardano anche il comportamento del pubblico ministero... al quale l’indagato attribuisce la colpa della condanna subita dal figlio nel 2008. Anche tale circostanza - prosegue l’atto - vale ad evidenziare i sentimenti di astio e di rancore dell’indagato nei confronti di una serie di persone, con conseguente pericolo di reiterazione del reato ai danni di altre persone».

Il giudice sottolinea anche che Vignozzi, il giorno dell’omicidio, ha parlato al citofono con i familiari di Taibi e ha chiesto di salire per entrare in casa (ma il maresciallo ha preferito scendere).

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