La manifestazione
«Cava Rocchetta, violate prescrizioni Arpat»
Franca Leverotti lancia il suo j’accuse all’amministrazione: «Complice nell’inquinamento delle acque»
MASSA. Lavorare il marmo a secco, definire il tempo di attuazione del piano di gestione delle acque meteoriche dilavanti e presentare un progetto di monitoraggio «dinamico» delle acque entro 60 giorni. Sono alcune delle prescrizioni che aveva emesso Arpat nella determina del 30 luglio 2015 per la riapertura della cava Rocchetta Calacatta, per evitare lo sversamento di marmettola nei corsi d’acqua. La cava infatti è situata proprio sopra il depuratore del Cartaro, quello dove, secondo i dati della società sociologica italiana (risalenti ai tempi quasi non sospetti del 2001) arrivano ogni 400 tonnellate di marmettola e dove la depurazione delle acque costa 300mila euro in più rispetto agli altri depuratori. Prescrizioni però mai rispettate, secondo la rappresentante apuana dell’associazione Grig, Franca Leverotti. Ma c’è dell’altro. Secondo l’ambientalista è lo stesso Comune ad aver disatteso le richieste dell’Agenzia a colpi di proroghe. «Non solo il Comune si è ben guardato dal richiedere che quanto prescritto da Arpat venisse osservato, concedendo una proroga al 30 marzo 2016, ma ha aggirato la prescrizione di Arpat sul monitoraggio dinamico delle acque». Arpat, fin dalla prima conferenza dei servizi, quella dell’8 maggio 2014, chiedeva (rende noto la Leverotti) «approfondimenti relativamente all’accertata connessione della cava con la sorgente del Cartaro, con valutazionie dei cost e benefici tenendo conto anche dei costi di depurazione delle acque della comunità» e la Provincia, peraltro, sottolineava l’alto grado di vulnerabilità per la stessa sorgente. «Nellaseconda conferenza del 22 ottobre 2014 - continua l’ambientalista - Arpat chiedeva uno specifico progetto di monitoraggio delle acque, da presentare al tavolo tecnico, composto dagli enti competenti in materia di Via, dando come termine 60 giorni. Questo piano di monitoraggio, che forse vedremo a fine marzo 2016, perciò, avrebbe dovuto essere sottoposto a valutazione entro il 22 dicembre 2014, e comunque prima dell’autorizzazione eventuale all’escavazione». Neppure la vicina cava Rocchetta Caldia, dice la Leverotti, che avrebbe dovuto presentare lo stesso piano di monitoraggio e il progetto per la sistemazione della strada di arroccamento ha, ovviamente, rispettato le prescrizioni. In questo caso l’autorizzazione a scavare per altri undici anni è stata concessa nel 2014 sulla base di un elaborato planimetrico risalente al 2002.
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