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Barattini licenzia un cavatore: "C'è crisi"

Barattini licenzia un cavatore: "C'è crisi"

La Escavazioni Polvaccio manda a casa un dipendente. La Cgil: siamo tornati ai padroni delle ferriere

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CARRARA. Nonostante gli ultimi dati dal lapideo confermino il trend positivo del settore, soprattutto sul fronte delle esportazioni che a fine 2015 hanno registrato un +7,4% , c’è chi si vede costretto a licenziare causa crisi economica. Si tratta della Escavazioni Polvaccio Srl di Franco Barattini, una cava situata nel bacino di Torano e che conta otto dipendenti, anzi, contava visto che oggi uno di loro è stato licenziato «per giustificato motivo oggettivo». Nella lettera recapitata al cavatore e firmata dallo stesso Barattini si legge che «la società intende procedere a un riassetto organizzativo finalizzato a una più economica e funzionale gestione dell’azienda».

Una misura imposta, mette nero su bianco l’imprenditore, dall’«attuale sfavorevole situazione economica finanziaria derivante dal protrarsi dei lavori al monte e dalla mancata produzione di materiali vendibili». Questo ha costretto la Polvaccio Srl a «a riorganizzare il lavoro in cava il che prevede anche una riduzione della forza lavoro attualmente alle nostre dipendenze». La missiva precisa inoltre che «nella scelta del dipendente da licenziare si è tenuto conto dell’anzianità lavorativa» e così è toccata a un cavatore di 45 anni, sposato con figli. Il provvedimento però non ha convinto affatto la Cgil, che si è immediatamente mobilitata per segnalare che in questa storia c’è qualcosa che non va: «E’ una vergogna, siamo sul piede di guerra» ha commentato Roberto Venturini della Fillea Cgil ammettendo che sì, in effetti in quella cava sono attualmente in corso lavori di bonifica ma rivelando che «il 90% della produzione di quel sito è destinata a Omya».

Come a dire che la Polvaccio srl ha un mercato garantito, quello appunto dei sassi che finiscono al colosso del carbonato di calcio, e dunque le sue sorti non dipendono esclusivamente dal commercio dei blocchi. Venturini definisce il licenziamento una sorta di atto di forza, «per dimostrare chi è il padrone» e annuncia la mobilitazione. «La società ha chiesto fino a oggi ai suoi dipendenti di fare gli straordinari…da lunedì questo non sarà più possibile» aggiunge il sindacalista, evidenziando come una società in crisi per «mancanza di materiale vendibili» non può chiedere ai cavatori di prolungare l’orario di lavoro.

Altrettanto duro il segretario della Camera del Lavoro, Paolo Gozzani: «Chiediamo alle istituzioni e a tutti i soggetti produttivi se un ragazzo che non ha mai avuto una contestazione disciplinare, che non è un assenteista può essere licenziato solo perché ha detto la sua? Stiamo tornando ai tempi dei padroni delle ferriere?» polemizza il segretario della Cgil che inserisce il provvedimento di oggi in un trend a suo dire preoccupante. «La verità è che oggi c’è chi avendo a disposizione tante risorse economiche licenzia senza pensarci su due volte, perché poi affida tutto agli avvocati e alla fine se la cava»conclude Gozzani.

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