La manifestazione
Poste private con truffa imprenditore a processo
Gli sportelli aperti in città incassavano i pagamenti delle bollette ma in realtà non versavano nulla. E i clienti si ritrovavano morosi. Settantasei le parti civili
MASSA. Che bello: un ufficio postale senza code e più efficiente di Poste Italiane. Perchè non provare. Aveva avuto successo l’apertura di Poste&Poste, servizio di recapito corrispondenza e pagamento di bollettini. Gli sportelli aperti a Turano e via Galilei avevano trovato subito numerosi clienti. Peccato che c’era il trucco. Anzi, la truffa, almeno secondo i 76 clienti che hanno perso soldi rivolgendosi a Poste& Poste e si sono costituiti parte civile nel processo in corso davanti al tribunale di Massa contro Cristian Cardillo, inventore e amministratore dell’azienda che voleva essere l’alternativa a Poste Italiane.
Poste&Poste, infatti, non aveva alcuna autorizzazione a raccogliere i pagamenti delle utenze (bollette Enel, canone Rai ecc.). Dunque (è la ricostruzione dell’accusa), gli utenti si rivolgevano ad essa, pagavano il bollettino ottenevano una ricevuta e così pensavano di avere adempiuto ai loro obblighi. In realtà questi soldi versati non finivano all’Enel o ad altri gestori. Cosicchè gli utenti si ritrovavano morosi.
L’indagine condotta dalla Polizia postale ha portato dunque Cardillo e Nina Alina Samfira al rinvio a giudizio e al processo. Nell’udienza di ieri ha deposto l’agente della Polizia postale che ha condotto le indagini su questo curioso caso anche con il sequestro del computer utilizzato dal Cardillo. Da questa “puntata” del processo che si svolge davanti al giudice Fabrizio Garofalo mentre l’accusa è rappresentata dal pubblico ministero Alessandro Rappelli (difensore di Cardillo è l’avvocato Enzo Frediani) non sono emerse novità sostanziali rispetto a quanto finora emerso, se ne riparlerà il prossimo 22 marzo.
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