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Marmettola, «chi inquina paghi»

Marmettola, «chi inquina paghi»

Rifondazione chiede più controlli da parte delle amministrazioni

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MASSA. Gli imprenditori inquinano e la collettività paga. E ciò succede per mancanza di controlli da parte del settore pubblico. È il senso della presa di posizione di Nicola Cavazzuti (Rifondazione Comunista) sulla vicenda della marmettola.

«Dopo il caso dei rifiuti tossici ex Damas al Cermec rimasti incustoditi per anni fino a che la Provincia che ha speso 450.000 euro di denaro pubblico per bonificare l’area, ora veniamo a conoscenza che per bere l'acqua pura delle nostre sorgenti dobbiamo prima rimediare all'inquinamento delle cave con una spesa di 300.000 euro che vengono fatti ricadere nella bolletta dell'acqua. E da quanto tempo tutto questo accade. Nel 2015 quindi 750.000 euro di denaro pubblico è stato utilizzato per sopperire ad obblighi di imprese private che hanno così migliorato i bilanci, aumentati i guadagni», sostiene Rifondazione Comunista che si chiede perché debba essere il pubblico a sopperire alle mancanze di un privato. «Ci chiediamo perché non si riesce a capire che la mancanza di controlli e un atteggiamento permissivo delle amministrazioni finisce per favorire il singolo imprenditore scaricando sui cittadini il costo che dovrebbe essere in testa alle imprese. Ci permettiamo di immaginare quante cose si sarebbero potuto fare con quei 750.000 euro, quante scuole potrebbero essere messe in sicurezza, quanto amianto potrebbe essere bonificato, quanti interventi sul territorio per la sua sicurezza, quanti servizi sociali potrebbero essere erogati, quanti eventi culturali potrebbero essere promossi nella nostra città. Con 300.000 euro all'anno possiamo immaginare che negli ultimi 10 Gaia avrebbe potuto migliorare ed implementare il sistema idrico e la fognatura».

Occorre cambiare, chiude Rc, l'approccio ai problemi ambientali, divenendo perno fondamentale delle attività amministrative di tutti gli enti locali che devono rimarcare gli obblighi in carico alle aziende e quelli in carico ai controllori. Scaricare sui cittadini i costi delle aziende che sul territorio, e che con quel territorio, fanno profitto è una pratica che non possiamo più accettare».

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