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La cultura contro il Far west

La cultura contro il Far west

Commercianti e residenti: e adesso è ora di ripopolare Carrara

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CARRARA. Il Far West e il degrado si combattono a colpi di cultura e ripopolando il centro città. Commercianti e residenti non hanno dubbi, le vicende portate alla ribalta dalle cronache locale non solo altro che il risultato del progressivo impoverimento di Carrara, dello stato di abbandono in cui praticamente tutti la vedono relegata. Chi vive e lavora in città orma non si stupisce più nemmeno anche se la rabbia è tanta soprattutto contro chi viene identificato come il principale responsabile del declino di Carrara, ovvero l’amministrazione comunale: «Carrara è diventata un ghetto. Tutto è iniziato ormai anni fa ma dopo l’alluvione del 2014 c’è stato un ulteriore peggioramento perché la politica si è chiusa in sé stessa per proteggersi dalle contestazioni» commenta Mirko Verona di “Proposta” storico negozio di piazza Alberica. Esattamente come i suoi colleghi commercianti anche lui è convinto che la salvezza stia nella capacità di rivitalizzare il centro. «Il nostro centro storico è una bella scatola vuota» dicono, affatto sorpresi che nel bel mezzo del “nulla” possa succedere praticamente di tutto, dalle risse alle rapine a mano armata alle 9 del mattino. Certo in passato qualcuno aveva chiesto a più riprese di potenziare la sicurezza, con un’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine e la riattivazione dei sistemi di videosorveglianza già esistenti, ma l’opinione più diffusa è che Far West e degrado si combattano soprattutto con la cultura e il ritorno della gente nelle strade e nelle piazze carraresi. Lo confermano i tanti commenti pubblicati su Facebook a seguito della pubblicazione della notizia delle due risse di martedì: «Niente teatri, niente cinema, niente musica, niente di niente… ecco i risultati» scrive un utente, mentre un altro definisce la nostra città «un quartiere dormitorio con spaccio, alcol e niente altro... ci butteranno giù come Caina», citando le vecchie case Erp – celebri per le condizioni fatiscenti in cui versavano - demolite nel maggio 2011 alla periferia ovest della città. «Potremmo avere scultori, musicisti, attori, ballerini e cantanti, essere un polo culturale strepitoso! Invece…» scrive qualcun altro mentre non mancano coloro che ricordando i bei tempi andati, «Dobbiamo pretendere quello che ci è dovuto, una città ricondotta all'onor del mondo, perché in tutto il mondo e' conosciuta ed apprezzata» senza trascurare l’attacco alla “casta”, «Fuori tutti gli incompetenti politici, vassalli, valvassori e valvassini». Insomma per riportare la città se non proprio ai suoi antichi splendori quanto meno in una condizione di sicurezza e vivibilità l'unica strada da percorrere è quella di ripopolarla anche e soprattutto attraverso un'offerta culturale e artistica in grado non solo di convincere i residenti a uscire di casa ma anche di richiamare visitatori da fuori. (c.ch.)

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