Sicurezza
Ferri attacca: «Il Pd sta svendendo il nostro ospedale»
Il capogruppo sulla casa della salute al Cabrini «È il primo atto di un preciso disegno politico e aziendale»
PONTREMOLI. «Il Pd sta svendendo l’ospedale e vorrebbe pure farci credere, suonandosela e cantandosela con i propri seguaci catechizzati, che ci conviene». Queste le dure affermazioni del capogruppo di maggioranza, Jacopo Ferri, che sembrano volere testimoniare che non pare aver fine la polemica riguardante la “Casa della Salute” il modello di gestione dei servizi sanitari che, seconda una delibera dell’Asl del novembre soccorso, dovrebbe trovare posto (con comodato d’uso gratuito, in cui l’Asl, in pratica paga solo le utenze) all’interno della struttura privata del Pensionato Cabrini. Polemica che ormai festeggia i due anni di vita (si cominciò a parlarne sui media locali nei primi mesi del 2014) e in cui le posizioni sono state chiare sin da subito.
L’amministrazione si opponeva a qualsiasi progetto di una Casa della Salute che fosse collocata al di fuori degli attuali spazi dove è collocato il Distretto Sanitario, in Via Mazzini, mentre il capogruppo Pd, Francesco Mazzoni (con l’appoggio dei Medici di medicina Generale e quindi anche del vicesindaco Pier Camillo Cocchi) sosteneva (e sostiene ancora) che per una volta che l’Asl vuole fare investimenti sul territorio è controproducente mettergli i bastoni tra le ruote. Le convinzioni della maggioranza avevano portato all’approvazione di un documento (con l’appoggio dei consiglieri di minoranza Rolando Scatena e Paolo Bissoli la cui contrarietà è legata anche alla collocazione del modulo in una struttura privata) in cui si chiedeva all’Asl di conoscere nel dettaglio cosa si intendesse realizzare con la Casa della Salute e che questa fosse realizzata negli spazi di via Mazzini. E quindi di ritirare la delibera in cui individuava nel Pensionato Cabrini la sede della Casa della Salute. Si è avuto poi un consiglio comunale aperto a cui avrebbe dovuto partecipare la direttrice sanitaria Maria Teresa De Lauretis e che invece ha visto la presenza di Rossana Vallelonga, direttore della Società della Salute della Lunigiana e responsabile di Zona della Lunigiana, le cui rassicurazioni sull’assoluta compatibilità tra la realizzazione della nuova Casa della Salute e la sopravvivenza dell’ospedale cittadino non hanno convinto il consiglio che ha deciso di rinviare la seduta in attesa di un confronto con la De Lauretis. Questa una breve sintesi degli eventi con il capogruppo Ferri che evidenzia che «La Casa della salute può avere senso, e secondo noi dovrebbe essere fatta al "Mazzini", ma contemporaneamente – precisa Ferri - l'azienda deve deliberare la presenza di tutti i reparti ed i servizi necessari - strutturati (mezzi adeguati) ed organizzati (personale numericamente in linea con le normative vigenti in ogni reparto) - per tornare a rendere l'ospedale di Pontremoli un vero presidio di primo livello. Ci spetta, così come vediamo esser fatto in varie zone della Toscana e come ha senso ed era previsto fare alla luce dell'avvio del NOA. Questo abbiamo sempre chiesto e chiederemo a De Lauretis anche il 24 febbraio quando finalmente si degnerà di presenziare al Consiglio Comunale che ha 'bidonato' il 16 gennaio».Secondo Ferri se si agirà in maniera diversa «il disegno politico ed aziendale è fin troppo chiaro e drammatico: fare oggi la CdS, che da semplice si farà complessa (il PD lo ha già chiesto ufficialmente!), e continuare a ridurre i servizi ospedalieri fino a spingerci sempre più verso Massa per tutto o quasi. Ebbene, la 'firma' sulla fine dell'Ospedale questa amministrazione non la metterà mai anche se dovesse riceverne nel breve termine un danno di consenso per l'influenza di qualche medico».
«“Contro le chiacchiere e l'attivismo subdolo che vogliono coprire, almeno fino alle elezioni, questo disegno contrapporremo una mobilitazione popolare seria – conclude Ferri - motivata ed informata contro la Regione, contro l'azienda e contro un PD che in Toscana da tempo agiscono in sanità, e non solo, dando per scontato il necessario sacrificio delle aree più periferiche e delle popolazioni che le abitano, in barba a quel diritto alla salute che dovrebbe essere garantito per tutti, allo stesso modo».
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