Il Tirreno

Muore dopo l’inutile spola per il Noa

di Cinzia Chiappini

L’anziana era malata terminale, ma il figlio accusa: costretta a dolori inutili e visita sbrigativa al nuovo ospedale di Massa

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LUNIGIANA. Qualcuno lo definirebbe un caso eclatante di malasanità, altri forse parlerebbero di un’odissea, quello che è certo è che la storia di Bruna Comini e di suo figlio Mauro Zanoni è segnata da una serie di intoppi e difficoltà davvero inspiegabili. Tutto inizia a Montereggio di Mulazzo.

Da due anni Mauro Zanoni assiste la madre, classe 1939, affetta da gravi problemi di salute: la donna ha un tumore e un pesante deficit cognitivo che le impedisce di comunicare anche le esigenze più basilari. Il figlio è costretto a trasferirsi da lei, nella loro casa in mezzo alla montagna lunigianese, se ne prende cura come di una bambina e sa che ormai non le resta molto da vivere. A metà gennaio la situazione si aggrava e la donna lamenta gravi dolori addominali o almeno è quello che recepisce il figlio.

Zanoni, vedendo peggiorare la situazione, decide di farla visitare al Pronto Soccorso più vicino, a Pontremoli. È domenica 17 gennaio: una ventina di minuti di viaggio su una strada di montagna e arrivati all’ospedale - racconta l’uomo - «a mia madre viene diagnosticata della semplice aria nell’intestino».

Dopo tre ore viene dimessa dal Pronto Soccorso e mandata a casa. Il giorno successivo però le condizioni dell’anziana peggiorano e secondo il figlio la donna inizia a manifestare un «evidente indebolimento generale e un repentino peggioramento dal punto di vista cognitivo».

L’uomo decide di rivolgersi al medico di famiglia, sollecita un ricovero in neurologia perché la donna è sempre più assente. Il martedì, nel primissimo pomeriggio, un’ambulanza preleva la signora Comini e la porta a Pontremoli: «Qui mia madre avrebbe dovuto essere trasferita su un’altra ambulanza per poi essere condotta al Pronto Soccorso dell’Ospedale delle Apuane ed eventualmente essere ricoverata in Neurologia» spiega Zanoni. Certo della destinazione, l’uomo non si ferma a Pontremoli, ma si avvia con la sua auto a Massa, per anticipare l’ambulanza e farsi trovare al Pronto Soccorso di viale Mattei al momento dell’arrivo della madre. Prima però informa il personale del 118 dello stato di salute della donna, gli consegna la cartella clinica all’interno della quale mette in evidenza un biglietto scritto a mano, con riportato il suo numero di cellulare e un messaggio per i medici e il personale sanitario che vedranno l’anziana: «La paziente ha un grave deficit cognitivo e non è attendibile nelle affermazioni e nelle risposte. Non è informata sulla problematica tumorale».

Seguono, come detto, nome e cognome dell’uomo e il suo numero di cellulare. Zanoni si mette in auto, diretto verso il Noa dove arriva intorno 16: è in contatto con il Pronto Soccorso di Pontremoli da dove lo informano che la donna sta per partire per Massa. In realtà, secondo la ricostruzione fatta dal figlio sulla base delle informazioni ricevute all’Ospedale delle Apuane, l’anziana arriverà al Noa solo due ore e mezzo dopo, intorno alle 18.30. A questo punto le cose si complicano perché l’uomo aspetta fuori dell’Ospedale mentre sua madre viene indirizzata in Neurologia.

Nessuno però chiama Zanoni, che ignaro continua ad aspettare all’esterno del nosocomio. Intorno alle 19,20 gli arriva un telefonata dall’Ospedale di Pontremoli: sua madre non solo è arrivata al Noa, ma ha già terminato la visita ed è perfino rientrata in Lunigiana.

Anzi lo attende in ambulanza davanti alla loro casa di Montereggio. L’uomo è incredulo: «Tenendo conto dei tempi di trasferimento tra Pontremoli e Massa, la visita effettuata al Noa sarà durata meno di 10 minuti…a essere generosi» spiega Zanoni che racconta di aver immediatamente protestato in modo acceso con il personale del Noa per il fatto di non essere stato avvisato dell’arrivo della madre in viale Mattei né di essere stato “invitato” a presenziare alle visite.

Intanto sua madre è su un’ambulanza, fuori casa, che lo aspetta e così l’uomo si rimette in auto e torna indietro. L’odissea però non finisce qui perché la signora Comini continua a stare molto male: al Noa le è stata prescritta una terapia a base di tachipirina che non ha avuto alcun effetto sulle sue condizioni.

Mercoledì è la volta dell’ennesimo consulto con il medico di famiglia che richiede, di nuovo, il ricovero dell’anziana: questa volta però, Mauro Zanoni decide di provare a portarla a Pisa e così ricomincia la trafila dei trasferimenti in ambulanza. Arrivata al Pronto Soccorso di Cisanello, giovedì, alla donna viene diagnosticata una infezione delle vie biliari, in uno stadio molto avanzato e viene ricoverata immediatamente in terapia intensiva: le sue condizioni sono gravi e visto lo stato generale dell’anziana i medici non lasciano molte speranze al figlio. Dopo un giorno di terapia, sabato mattina, la donna muore.

«Sapevo - è lo sfogo del figlio - che mi madre era malata terminale e che non aveva molto da vivere. Quello che mi fa arrabbiare - continua - è che ha trascorso le sue ultime ore tra dolori e sofferenze inutili. La diagnosi sbagliata posso anche accettarla, ma non dopo un controllo di pochi minuti. Mia madre è stata liquidata con una tachipirina dopo una visita che mi è sembrata troppo sbrigativa, probabilmente per mancanza di posti letto o di tempo» denuncia Mauro Zanoni, che confessa di aver voluto rendere pubblica questa dolorosa storia «solo per evitare che altre persone ricevano il trattamento inumano riservato a mia madre».

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