Il Tirreno

Il procuratore: tempi stretti per il processo

Il procuratore: tempi stretti per il processo

Gli accertamenti sull’omicidio sono ultimati Il killer del carabiniere incastrato dai testimoni

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CARRARA. «Gli accertamenti sono stati fatti e alcuni sono in via di conclusione. Il processo sarà fatto quanto prima».

È un impegno preciso quello del procuratore capo Aldo Giubilaro. Un impegno che arriva proprio quando le indagini sull’assassinio del maresciallo Antonio Taibi si stanno avviando vero la conclusione. Mancano gli esiti della prova stub effettuati sui familiari dell’ex postino, Roberto Vignozzi che ha sparato da cinquanta centimetri di distanza in pieno petto al carabiniere.

E gli accertamenti effettuati sul luogo del delitto, la palazzina al numero 2 bis di via Monterosso, hanno escluso che ci fosse qualcuno insieme a Roberto Vignozzi. Il settantaduenne ha agito da solo. È arrivato ed è andato via da solo: lo hanno visto due donne delle pulizie e un altro testimone chiave. Hanno notato i suoi movimenti, da quando è sceso dalla macchina a quando, dopo poco, ci è risalito.

Insomma è stato escluso che il killer abbia avuto la collaborazione di qualcuno. Quello che si sta cercando di accertare ancora è se i familiari possano avere avuto un ruolo di istigazione al delitto. Un punto molto delicato delle indagini che stanno portando avanti a trecentossessanta gradi gli inquirenti.

Vignozzi, lo ricordiamo resta in carcere, anche se il gip De Mattia non ha convalidato il fermo ma confermata la misura cautelare: «Riconoscendo in toto - ha sottolineato il procuratore capo - l’ottimo lavoro svolto dal procuratore Alberto Dello Iacono».

Il dottor Giubilaro poi torna a parlare del delitto di via Monterosso. E lo fa in veste di criminologo. «Ci sono due piani da tenere presente- spiega - quello soggettivo, quello del fallimento come padre che viveva il Vignozzi per la strada presa dai due figli. E poi c’è anche un piano oggettivo, quello di chi vive con disagio il fatto che gli alti potessero pensare al suo stesso fallimento, come padre ma anche come uomo».

«Partendo da queste considerazioni, una di carattere soggettivo e una oggettivo, Roberto Vignozzi ha deciso di spostare la colpa del suo fallimento e anche di fare sapere agli altri che la colpa di tutto non era la sua, ma di qualcun altro. Che doveva essere eliminato».

«Dopo aver compiuto il delitto, in un primo momento dalla Vignozzi ha acquisito tranquillità, quella di aver compiuto l’atto necessario a cancellare il suo fallimento agli occhi della gente. Ma una tranquillità apparente - continua il procuratore capo - fino alla presa di coscienza di quello che lui stesso ha compiuto. E di come sarà giudicato».

Non è un caso che l’avvocato Enrico De Martino ha parlato di uno stato di estraniamento da parte del suo assistito. E di un racconto, quello del suo assistito fatto quasi più da spettatore che da soggetto attivo. Non è un caso che in carcere l’ex postino sia attenzionato costantemente.

Alessandra Vivoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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