Il Tirreno

Ancora un furto nelle scuole

di Chiara Sillicani

Ladri al nido, all’asilo e alle elementari di Ortola. Rubati anche i colori

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Non hanno il gesso tra le dita, non sono di fronte alla lavagna, non siedono alla cattedra. Nelle mani stringono la scopa, indossano i guanti, riempiono secchi, spruzzano disinfettante. Le maestre puliscono e il gesto diventa simbolo: cancellano il dolore di un’invasione, l’offesa recata ai bambini e a chi nella scuola pubblica crede e investe energie. Ogni giorno.

I ladri hanno saltato la recinzione, forzato le serrature, distrutto una porta blindata, violato ogni armadietto, aperto ogni scatola. Rubato persino i colori. Ortola ieri mattina non vede andare a scuola i suoi bambini: non i piccoli del nido “La Giostra”, non i colleghi più grandicelli dell’infanzia, non gli studenti della primaria. Un cortile le riunisce tutte, le scuole: non c’è allarme, non c’è un lampione e per i ladri è un gioco da ragazzi. Una razzìa in tre edifici, in decine di classi, tra centinaia di piccoli banchi. Una notte dopo il colpo a Santa Lucia, piange Ortola: stessa dinamica, stesso circolo didattico e - molto probabilmente - stessa mano. Un buco nella rete e qualcuno passa a chi fa il palo sul via Ortola pacchi, colori, macchine fotografiche, televisori. Pezzi di scuola, storie di bambini. Delle loro maestre, delle loro famiglie.
L’offesa alla stanza della nanna. I ladri puntano dritto verso la porta sul giardino, nel retro dell’asilo nido. Forzano la serratura e mettono piede in cucina: si accomodano al tavolo, mangiano pane e formaggio, si portano via qualche banana. Poi inaugurano la razzìa: rubano il portatile della sezione primavera, due macchine fotografiche con gli scatti ai piccolini. Mamme e papà danno una mano e raccolgono qualche spicciolo durante l’anno per comprare fogli e colori, beh i ladri si prendono pure quel denaro. Distruggono la macchinetta del caffè per arraffare qualche soldo in più.

«Sono passati dalla porta sul retro - l’educatrice Gisella Bondielli ricostruisce l’accaduto - così la collega di turno alle 7 e 30 ha trovato la porta principale regolarmente chiusa. Appena entrata, si è trovata di fronte un quadro inimmaginabile. Ha immediatamente chiamato la polizia per i rilievi». Giuliana Basteri al nido fa le pulizie, è sconvolta: «Ho la pelle d’oca, hanno aperto tutti gli armadietti con i vestitini dei piccoli, hanno gettato tutto a terra, fa male una cosa del genere. Offende i bambini prima degli adulti». Quei bambini a cui ora va offerta una spiegazione: «I più grandicelli hanno gettato uno sguardo sulle aule - racconta Gisella - erano smarriti, hanno capito che qualcosa di brutto è accaduto». L’offesa al loro piccolo regno.

Razziano il nido, poi passano alla fase B e puntano alla scuola d’infanzia.
La razzìa anche alla materna. È vuoto anche l’asilo ieri mattina: sono entrati i ladri e tutte le aule devono essere pulite. Alle prese con acqua e secchi ci sono proprio tutti: insegnati e bidelli. Con l’obbiettivo di riaprire le porte ai piccoli alunni questa mattina. I ladri si sono portati via i sacrifici condivisi di genitori, bambini e maestre: «Hanno distrutto tutto - è la sintesi sofferta della referente Federica Nannini - sono entrati in cucina, hanno rubato persino un prosciutto». In cucina hanno preso anche alcuni coltelli: sono serviti per distruggere la porta blindata, all’interno della scuola elementare. Alla materna si sono portati via due computer, due schermi di cui uno nuovo di zecca. Hanno aperto e violato armadietti e scatole piene di giochi. Ora scorre l’acqua nei bagni: si disinfetta tutto, si cancella la violenza. La maestra Letizia Mori ha ancora gli occhi lucidi: «Abbiamo pianto tanto, questo è un affronto, l’affronto ai bambini. Tutto quello che c’è nella scuola è frutto di impegno e sudore. La scuola è un simbolo che non può essere leso».
Il buco nella porta blindata alle elementari. La scuola d’infanzia e le elementari comunicano attraverso un corridoio: i ladri lo percorrono e raggiungono l’atrio di ingresso. Lì c’è l’aula blindata. Non si lasciano fermare: tagliano il cancelletto in ferro, quindi a coltellate devastano la porta blindata. Un buco enorme per portarsi via tablet e computer. È salva la lavagna multimediale: troppo grande e difficile da piazzare sul mercato della ricettazione. Andreina Belatti è la fiduciaria: indossa i guanti, sta pulendo. Fa il quadro di un furto terribile «in uno dei luoghi che merita maggior salvaguardia, la scuola», ma non si perde d’animo e lascia vincere l’ottimismo: «Noi non ci spaventiamo, la scuola va oltre un computer. Abbiamo le lavagne interattive, la passione, i nostri bambini. E domani (oggi) ripartiamo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa