Il Tirreno

Uccidono il cane per rubare le slot machine

di Melania Carnevali
Adele Gaeta e Sara, il cane ucciso dai ladri
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Adele Gaeta e Sara, il cane ucciso dai ladri

Massa, hanno pianificato il furto nei minimi dettagli: nel mirino dei ladri una casa, un laboratorio e un bar della Partaccia

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MASSA. Il furto era stato pianificato nei minimi dettagli: uccidere il cane per rubare un mezzo, rubare il mezzo per poter andare al bar, caricare le slot machine e via, scappare con il malloppo. Ma alla fine, l’azione si è trasformata in una tragicommedia degna delle migliori sceneggiature di Woody Allen. Una storia di ladri imbranati che hanno impiegato dieci minuti per aprire le saracinesche del bar che volevano svuotare, il Drink &Game Cafè in Partaccia, poi altri venti per cercare di portare via due macchinette, una slot machine e una cambiamonete, che erano però troppo pesanti da alzare e troppo poco “lisce” da trascinare. E poi la fuga, le macchinette che cadono dal furgone alla prima curva, la polizia “alle calcagna”, l’abbandono del mezzo e via in mezzo ai campi, praticamente a mani vuote.

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Un po’ come il ladro maldestro di “Prendi i soldi e scappa”, Starkwell, che viene arrestato per aver tentato di rapinare una banca passando al cassiere una nota minacciosa scritta male, e che poi tenta di evadere con una finta pistola di sapone che si scioglie sotto la pioggia. Solo che quella accaduta in Partaccia sabato notte è una storia vera. E un cane è stato ucciso davvero.

Era un pastore tedesco che Margherita Di Pierri, residente in via dei Campeggi, aveva preso dieci anni fa perché non si sentiva più sicura. Quella zona era diventata (e lo è tuttora) la mecca dei ladri: un dedalo di viuzze buie, piccole, che si incrociano, si scrociano e poi si buttano in mezzo ai campi. E ciao ladri.

Per questo, in via dei Campeggi, tutti hanno un cane, alcuni anche due o tre. Sara però - così si chiamava il cane ucciso - era un po’ il cane di quartiere: lei era l’unica ad abbaiare anche alle mosche. E per questo andava eliminata. Tutto pianificato nei minimi dettagli (o almeno questa è la ricostruzione fatta dagli abitanti). «È successo una settimana fa - racconta la padrona - Una mattina ho visto che non si alzava più e l’ho portata dal veterinario. Le ha fatto le analisi e abbiamo scoperto che le avevano dato del topicida: aveva un’emorragia interna e abbiamo dovuta sopprimerla dopo tre giorni di agonia». Un paio di giorni dopo, soppresso il cane, i ladri entrano in azione al laboratorio Angeloni Marmi situato, guarda caso, proprio davanti al cancello di Margherita Di Pierri. Il piano era solo (e anche qui siamo alla teoria) quello di rubare il mezzo, un pick up con cassone, ma poi, solo per spregio, prima di andarsene, hanno sfondato la porta del laboratorio e rotto il display della pesa. Poi hanno spinto il pick up fino al cancello, per non svegliare i titolari del laboratorio che lì ci vivono pure, e solo fuori hanno messo in moto. «Era circa mezzanotte - racconta ancora la signora Di Pierri - Credevamo fosse Angeloni e lo abbiamo pure salutato. Loro hanno suonato e ricambiato il saluto». «Hanno fatto solo danni - aggiunge Laura Angeloni, figlia del titolare della segheria - prima di andare hanno rovesciato anche la cisterna che era sopra il mezzo. Guardate là». E indica un pozza di acqua e ruggine nel piazzale.

 

E si arriva alle 4 di notte. I ladri, erano in sei e incapucciati, sono arrivati al bar, hanno tagliato le saracinesche con una forbice e sono entrati. Tutto sotto l’occhio delle videocamere. Hanno preso due macchinette, scaraventandole da una parte all’altra per cercare di portarle fuori e facendo un rumore infernale. Nel frattempo uno di loro è andato diretto al bancone, ha aperto sicuro il secondo cassetto vicino alla cassa e preso un mazzetto di banconote. «Da qui ho capito che è qualcuno che frequenta il bar», racconta la dipendente, Adele Gaeta.

Poi le sirene e la fuga. Alla prima curva però perdono le macchinette in strada. Tirano dritto, abbandonano il mezzo poco dopo e scappano nei campi. Con qualche decina di euro in mano.

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