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Rissa fra vicini a Turano: «Ma io ho filmato tutto»
MASSA. Storie di ordinario odio fra vicini e momenti di tensione in aula nell’udienza di ieri mattina del processo che vede alla sbarra sette persone, componenti di due famiglie che abitavano a...
MASSA. Storie di ordinario odio fra vicini e momenti di tensione in aula nell’udienza di ieri mattina del processo che vede alla sbarra sette persone, componenti di due famiglie che abitavano a Turano a pochi metri di distanza le une dalle altre. Matteo Orlandi, Claudia Matteucci, Nicola Antonioli, Francesco Fruzzetti, Emanuele Fruzzetti, Emiliano Ceccarelli e Chantal Rosette Robeus sono gli imputati per rissa aggravata e i protagonisti della vicenda che risale al giugno del 2014 quando una banale questione di musica troppo alta (una delle famiglie festeggiava qualcosa, l’altra si sentiva infastidita dal volume eccessivo dello stereo) degenerò in una violenta rissa.
Tocca alla giovane Marian Fruzzetti, sorella di uno degli imputati e a sua volta vittima (almeno secondo il suo racconto) della “faida” fra vicini testimoniare. E sono subito scintille. La ragazza rivela di un episodio precedente a quello del giugno 2014. «Era aprile, quel giorno Matteo Orlandi (uno degli imputati), saltò il muretto divisorio fra le nostre abitazioni e avanzò minaccioso verso di me con un mattone in mano. Cosa mi diceva? Mi insultava, mi minacciava: vengo lì e vi ammazzo... Io ho filmato tutto e gli ho detto che se non si fermava avrei portato il dischetto con le immagini alla polizia. Lui si è fermato». Il suo racconto arriva quindi agli scontri del giugno 2014. «Anche in quell’occasione sono stata insultata e minacciata. Di più, prima Orlandi mi ha strappato dalle mani la stampella che portavo in seguito a un incidente, poi mi ha sollevato di peso e mi ha gettato a terra».
I giovani Matteo Orlandi e Nicola Antonioli, unici imputati in aula fremono ad ascoltare questa ricostruzione. Orlandi, in particolare, si agita sibila qualche cosa all’indirizzo della testimone. Il giudice lo riprende, minaccia di cacciarlo dall’aula. Lui, dopo un po’ si alza di scatto ed esce di sua iniziativa: non ce la fa – spiega l’avvocato difensore Alessandro Maneschi a sopportare quello che ritiene essere un cumulo di bugie. La Marian Ceccarelli prosegue così la sua deposizione: «Sì sono stata io a chiamare al polizia, cosa è successo dopo che mi hanno aggredito non lo so, mi hanno portata al pronto soccorso...».
Quel giorno la polizia dovette intervenire tre-quattro volte: appena le pattuglie si allontanavano, ricominciavano le offese, le urla. Fino alla esplosione della violenta rissa tra le due famiglie confinanti, che si conclude con diverse persone a farsi medicare per dita e costole fratturate, occhi pesti ed ematomi. Uno scontro generalizzato che gli agenti faticano a sedare. Il processo non è finito: il 14 marzo, prossima udienza, parleranno gli imputati.(c.f.)
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