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cronaca

Omicidio Taibi, parla il killer: "Non so proprio come ho potuto farlo"

 Roberto Vignozzi parla con il suo avvocato in carcere. Il legale: niente riesame, per ora


02 febbraio 2016 Danilo D’Anna


MASSA. «Non so come ho potuto fare una cosa del genere». È l’unico riferimento all’omicidio che Roberto Vignozzi, 72 anni, ha fatto all’avvocato Enrico Di Martino, il legale che ha sostituito la collega che finora aveva difeso l’uomo che ha confessato di aver ucciso il maresciallo Antonio Taibi. Vignozzi resta nell’infermeria del carcere di Massa per due motivi: ha una grave patologia cardiaca che deve essere tenuta sotto controllo (sta proseguendo la terapia) e deve stare in isolamento. Per ora passa le giornate senza fare nulla, un po’ a letto e un po’ passeggiando. Nello stanzone, ma separati da lui, ci sono altri tre detenuti. Non possono parlare tra di loro. Ieri mattina l’ex postino ha saputo dal suo legale quali saranno le prossime mosse. E forse ha avuto una delusione perché l’avvocato Di Martino gli ha annunciato che per ora non farà alcun ricorso al riesame per ottenere i domiciliari. Vignozzi ha soltanto scosso la testa per far capire che comprendeva la decisione, poi è rimasto pressoché muto.

«L’ho trovato particolarmente provato - spiega Di Martino -. Non mi sembra neppure lucido per poter studiare una difesa insieme a lui, quindi ho preferito lasciarlo in pace. Mi leggerò le carte e soprattutto valuterò l’ordinanza del gip De Mattia. Poi vedremo, ma come ho già detto al mio cliente ha commesso un reato grave e quindi per ora non ci sono margini per chiedere qualcosa al riesame. Poi vedremo come evolve la situazione e ci comporteremo di conseguenza». Insomma, prevale la strategia attendista, in questa fase.

Anche di fronte alla prospettiva di restare in carcere per diverso tempo, Vignozzi non ha battuto ciglio. Al suo legale, chiamato dal figlio Riccardo dopo la confessione resa agli inquirenti, ha detto soltanto una cosa: «Faccia lei, io mi fido totalmente». Di Martino è preoccupato: «È bene che si renda conto che benefici immediati non ce ne possono essere. Solo così può cominciare a reagire». Per ora il settanduenne non ha chiesto nulla, nemmeno notizie della sua famiglia; oppure effetti personali a cui tiene e che vuole portarsi dietro le sbarre: «È presto per questo, vi ripeto che l’ho trovato spento», conclude il legale. 

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