La manifestazione
Lorenzetti rompe il silenzio: mi candido per un dovere civico
Le primarie? «Io le avrei fatte, ma il Pd a larga maggioranza ha detto no e le regole si rispettano» L’opposizione interna? «Questa parte renziana ha come unico obiettivo creare confusione»
Montignoso si prepara alle prossime elezioni amministrative, con una campagna elettorale non ancora scalpitante, leader e partiti in fase di attesa. Una sola certezza c’è: è Gianni Lorenzetti, attuale assessore ai lavori pubblici, il candidato dell’intera coalizione di centro sinistra che riproporrà Pd, Sel, Psi, Verdi e Rifondazione, contro il resto del panorama politico locale. I segretari dei partiti di maggioranza si sono riuniti nei giorni scorsi e hanno prodotto l’ennesimo documento in cui confermano che le primarie non sono necessarie e che Lorenzetti è il loro unico candidato. Gianni Lorenzetti è rimasto in silenzio fino ad oggi, quando ha deciso di commentare il clima politico in cui partirà la sua campagna elettorale.
«Sono contento - dichiara - e orgoglioso del ruolo che mi è stato affidato; ho accettato perché dopo 5 anni da consigliere e 5 da assessore penso sia un dovere civico; non lo faccio a cuor leggero, ma con grande preoccupazione per il degrado della società attuale, per le difficoltà economiche, per le esigenze delle famiglie, ma ci devo provare. Non sarò il migliore, ma ho le caratteristiche per garantire una continuità amministrativa, per dare speranza e fiducia».
Perché non avete voluto fare le primarie?
«Io le avrei fatte. Non sarebbe stato un problema mettersi in gioco. Ma il Pd ha uno statuto che dice che deve essere la maggioranza a volere le primarie. Abbiamo votato e oltre i 3/5 hanno ritenuto che non fossero necessarie. Neanche i partiti di coalizione le volevano. Perché allora permettere che una minoranza decida per la maggioranza? Dove stanno i partiti e le regole quando si parla di primarie? Anche un solo cittadino potrebbe allora chiederle domani e dovremmo dire di sì in nome di quale democrazia?»
Però poteva essere il modo per sgomberare il tavolo da qualsiasi accusa.
«Questa parte renziana di cui tutti parlano, e che francamente è anche una specie di entità astratta, che non si sa mai bene chi rappresenti, chi vi sia dietro, aveva e ha l’unico obiettivo di creare confusione. Volevano primarie di coalizione per inquinare il voto del Pd, portare alle urne il M5s, LegaNord e i vari dissidenti, per provare che io non sono un giusto candidato. Questa non mi sembra la strategia che faccia bene alla città».
Però la spacciano per un’operazione di mancata trasparenza.
«Ripeto: il Pd di Montignoso in assemblea ha votato, ha deciso democraticamente; tutti erano presenti e chi ha voluto ha anche fatto un ricorso, che poi è stato rigettato. Si sono espressi tutti, i probiviri, i garanti, le commissioni. Di poco trasparente c’è solo il loro obiettivo».
E la Bertocchi in tutto questo che ruolo ha?
«Le parlai prima che scoppiasse il caso; le dissi che c’era la possibilità di tenere insieme il partito. Lei avrebbe potuto fare la differenza e rappresentare il futuro. E’ stata per 5 anni assessore, aveva fatto un percorso. Poi ha deciso di mettersi di traverso. Consigliata male, secondo me, ha deciso di stare dalla parte della rottura e ha creato una spaccatura troppo grande».
Cosa potrebbe succedere con questa frangia del Pd? «Montignoso la conosciamo bene e ci conosciamo tutti. Le voci non solo corrono ma sono prevedibili. Potrebbero pensare ad una lista autonoma, puntando ad avere un consigliere all’opposizione. Non vedo altri grandi scenari».
Quindi non vi preoccupano? «In politica bisogna sempre rispettare gli avversari e non dare mai nulla per scontato. Però oggi credo che noi siamo la migliore proposta in campo, quelli con le idee giuste e nel momento più difficile in cui si possa amministrare una città».
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