Il dolore
Omicidio Taibi, ecco perché il killer può tornare a casa
Vignozzi è anziano, malato e ha già confessato il delitto. Il suo legale sta studiando le carte per capire se ci siano i margini per ottenere i domiciliari dal riesame. Ma non subito, anche perché ai domiciliari c’è anche il figlio più grande del settanduenne
CARRARA. Oggi (1 gennaio) entrerà in scena il nuovo legale di Roberto Vignozzi, l’ex postino che ha ucciso con un colpo di rivoltella il maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi. L’avvocato Enrico De Martino studierà le carte per capire se ci sono i margini per ottenere i domiciliari dal riesame. Ma non subito, anche perché ai domiciliari c’è anche il figlio più grande del settanduenne e quindi non sarà semplice far conciliare le due cose. Vignozzi comunque per ora resta in carcere, anzi nell’infermeria della casa circondariale di via Pellegrini, come ha disposto il gip Ermanno De Mattia, dopo non aver convalidato il fermo per la mancanza del pericolo di fuga. Ma per quanto? Il settanduenne si è costituito e ha dei problemi di salute che, insieme all’età, potrebbero giocare a suo favore in caso di ricorso. Così come peseranno davanti alla corte d’assise.
E sono proprio questi elementi a far storcere il naso al sostituto procuratore Alberto Dello Iacono e ai carabinieri del nucleo investigativo. Sembra tutto così lineare, troppo lineare. Come se l’agguato fosse stato pianificato con cura. E se così è stato l’ex postino non può aver fatto tutto da solo. «Impossibile», dicono gli inquirenti. Ecco che quindi questa settimana sarà fondamentale per allargare il campo dell’inchiesta. Intanto arriveranno i riscontri sulle utenze telefoniche dell’assassino e poi le relazioni sulle riprese delle telecamere di videosorveglianza. Ma sono le testimonianze che potrebbero fare la differenza, quelle che stanno arrivando in questi giorni da parte di persone che hanno visto il killer mentre arrivava in via Monterosso e anche quando stava raggiungendo Massa per costituirsi in procura. Al momento tutti dicono di averlo visto da solo. A conferma di quanto ha detto in caserma alla Plava quando è stato interrogato dal pm Dello Iacono.
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Vignozzi aveva preso di mira il maresciallo dell’Arma per l’arresto del figlio maggiore Riccardo, finito in manette dopo essere stato trovato in possesso di cinquecento pasticche di ecstasy. Secondo lui gli inquirenti, in particolar modo il sottufficiale che all’epoca era al nucleo operativo di Carrara, non avevano agito correttamente. Tanto che presentò un esposto che non venne neppure preso in considerazione e fu archiviato. Il sostituto procuratore Federico Manotti, titolare dell’inchiesta, lo ha ricordato qualche giorno fa. Dopo Riccardo Vignozzi però finirono in manette anche altre persone e fu scoperto un grosso giro di pasticche che dalla Campania arrivavano nella provincia apuana. Le prove per incastrare la banda le trovò proprio Taibi indagando, da militare corretto, sul figlio di quello che poi sarebbe diventato il suo assassino. Ma è chiaro che Riccardo non ci fece un figurone con chi lo riforniva di ecstasy.
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