Il Tirreno

«L’addio ad Antonio ci lascia tristezza»

«L’addio ad Antonio ci lascia tristezza»

L’intervento del sottosegretario Ferri: «Morire per aver fatto il proprio dovere è inaccettabile»

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CARRARA. Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri interviene per ricordare il maresciallo Antonio Taibi, ucciso davanti al portone di casa, e per ringraziare le persone che in questi giorni hanno fatto di tutto per onorare il suo nome. «L'ultimo saluto al maresciallo Antonio Taibi ci lascia tanta tristezza - scrive Ferri -, dolore e rabbia ma al contempo rispetto ed affetto per un uomo delle istituzioni che non sarà più con noi ma che ci lascia un esempio da seguire per come ha servito lo Stato e l'Arma dei carabinieri». E aggiunge: «È stato ucciso per aver fatto il suo dovere e per aver lavorato sempre per difendere e trasmettere ai cittadini sicurezza e legalità. Lascia un vuoto per tutti, per i familiari a cui vanno la nostra vicinanza e affetto, per la nostra provincia e anche per le istituzioni. La presenza, la sentita partecipazione dei ministri della Difesa Roberta Pinotti e del ministro dell'interno Alfano, del comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, del capo di Stato Maggiore della Difesa Generale generale Claudio Graziano ha trasmesso affetto, forza, e una sentita vicinanza dello Stato che non arretra mai e risponde sempre compatto in difesa dei valori». Il sottosegretario conclude il suo intervento: «In queste giornat e di dolore sento il desiderio di rinnovare il mio grazie a tutti coloro che servono lo Stato in silenzio con impegno e sacrificio e rischiando per la propria incolumità».

Nell’immediatezza dell’omicidio Ferri aveva voluto ricordare Taibi: «Mi trovo in Colombia a Bogotà per una missione e ho appreso la triste notizia. Sono davvero costernato per la morte del sottufficiale Antonio Taibi e voglio esprimere le mie più sentite e sincere condoglianze alla moglie, ai due figli e ai colleghi. Taibi era un uomo delle istituzioni, e dedicava il suo tempo alla legalità onorando la sua divisa con impegno, professionalità e senso del dovere. Lo conoscevo bene perché spesso lo incontravo negli uffici giudiziari quando ero magistrato a Carrara, tante volte è venuto a testimoniare e non dimenticherò la sua dedizione e la sua passione al servizio della comunità. Morire per aver fatto il proprio dovere è davvero inaccettabile e fa davvero male. Il grande esempio che ci lascia quest'uomo è quello di non piegare la testa di fronti a simili atti barbarici e portare avanti i valori della legalità e della sicurezza».

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