Il Tirreno

«Era anche una catechista, mi fidavo di Mariannina»

Parlano i clienti che si sentono truffati dalla professionista: c’è chi ha un debito che sfiora i centomila euro. Spuntano anche fogli fasulli per cancellare i fermi

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MASSA. C’è chi deve pagare a Equitalia ottantamila euro, altri quarantamila; altri ancora qualcosa di meno. Ma sono rovinati. Hanno tutti rateizzato un debito che non sapevano di avere perché truffati - così dicono - dalla ex commercialista Mariannina De Angeli, «Una persona davvero cara, una che faceva la catechista e cantava nel coro della chiesa di Ortola», ha spiegato al giudice Maria Veschi, titolare di un negozio di abbigliamento. La donna ha aggiunto: «Mi fidavo più di lei che di mio marito». E per questa fiducia ci ha quasi litigato con il coniuge quando dopo un fermo amministrativo dell’auto si è fidata ancora una volta della professionista e di un foglio che poi ha scoperto fasullo.

Prosegue il processo a Marinnina De Angeli, ragioniere commercialista (cancellata dall’ordine nel 2013) residente a Capezzano Pianore, imputata, assieme al fratello Mauro De Angeli e al marito Fabio Bertolucci, di truffa, appropriazione indebita e falso. È stata un’altra mattinata di deposizioni, davanti al giudice del tribunale di Massa Fabrizio Garofano, delle vittime – parti offese nel processo – dei, per adesso presunti, raggiri computi dalla professionista. Con scambi di battute taglienti tra le difese e il pubblico ministero Rossella Soffio, per alcuni testi che per gli avvocati dei tre imputati non dovevano essere sentiti per un problema di notifica. «Ho pianto davanti a lei - ha continuato Veschi -, ho scoperto di avere un debito di quarantamila euro che sto pagando con fatica. Ma non so se mi ha raggirata oppure se ha fatto degli errori per incompetenza. Fatto sta che quei soldi sono miei e li rivoglio indietro».

Poi è stata la volta di un’altra commerciante, Antonella Ponti, titolare di un negozio di vendita fiori. «Sono stata assistita dalla De Angeli per quindici anni. Quando arrivavano le cartelle dei mancati pagamenti le chiedevo conto e lei mi tranquillizzava. Ed ero tranquilla, fino a quando non ho parlato con altri suoi clienti che mi hanno detto che avevano i miei stessi problemi. L’ho costretta a venire con me all’Agenzia delle Entrate. Abbiamo parlato con un’impiegata che mi ha detto che tutto era regolare e che quelle notifiche di mancato saldo erano degli errori. Mi sono fidata finché non è arrivato anche il fermo amministrativo del furgone che mi serviva per lavoro. Anche a me ha dato un foglio che secondo lei mi avrebbe permesso di circolare regolarmente. Invece un’altra persona che aveva subito la stessa cosa mi ha detto che era un falso. E al Pra mi hanno confermato che non era un documento valido». La fiorista ha spiegato che qualche dubbio lo aveva: «Mi dava gli F24 con timbri che erano davvero strani. Glielo avevo fatto presente, ma lei aveva detto che era il sigillo della sua banca. Anzi, si era offesa perché mettevo in dubbio la sua parola. Tra noi c’era un rapporto di amicizia, tanto che i soldi glieli davo senza bisogno di ricevuta».

Poi è stata la volta di un parrucchiere, Massimiliano Stocchi. Lui ha testimoniano ma ha ritirato la denuncia perché non riusciva più a sostenere le spese legali: «Ho un debito di 78mila euro. La De Angeli è stata la mia prima commercialista, ho scelto lei quando ho aperto anche perché poi era diventata una mia cliente. Veniva due volte alla settimana a farsi i capelli. Quando sono arrivati i primi avvisi di pagamenti non effettuati le ho chiesto spiegazioni, ma lei mi ha mostrato ricevute con tanto di timbro. Poi è arrivato l’ufficiale giudiziario».

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