La manifestazione
«Ecco perché serve la casa della salute»
Arrighi difende la scelta del Cabrini: «I rischi per la sopravvivenza dell’ospedale non derivano certo da questo»
PONTREMOLI. Sanità ed in particolare la Casa della salute. Di questo si è discusso venerdì sera, nelle stanze del Teatro della Rosa, con il dottor Paolo Arrighi (medico di Medicina generale e Coordinatore AFT dell’Alta Lunigiana) e con Francesco Mazzoni, capogruppo Pd in consiglio comunale e candidato a sindaco per la coalizione che si contrappone all’attuale amministrazione di centrodestra. Un tema senza dubbio delicato visto che la discussione su questo nuovo modello organizzativo socio- sanitario “Casa della Salute”, su cui premono molto Regione Toscana e Asl, in questi mesi è stata molto “calda” (ma c’è già un pregresso di almeno un paio di anni) e ha creato un grande marasma nella politica cittadina.
Ma in questo caso invece il dibattito è corso molto sereno e senza polemiche. Tutto questo è certo legato al fatto che, in realtà, le posizioni di Arrighi e Mazzoni erano quasi coincidenti, entrambi favorevoli alla realizzazione della nuova struttura. Se vogliamo si è quindi sentita nell’ottica di dar maggiore “pepe” al dibattito ma anche per una dialettica più approfondita, l’assenza all’incontro del sindaco Lucia Baracchini, seppure invitata, anche pubblicamente, da Francesco Mazzoni. La riflessione, quindi, si è sviluppata soprattutto su di un piano più tecnico, principalmente nella prima fase, quando il dottor Arrighi ha cercato di spiegare che come si sia arrivati alla casa della Salute ed in particolare quale sia il modello (visto che ne esistono diversi) che si intende proporre a Pontremoli «in Toscana, ma potrei dire in tutta Italia ed anche in contesti internazionali, si è preso atto che c’era bisogno di riorganizzare le risorse da dedicare alla sanità allo scopo di migliorare l'assistenza sanitaria territoriale, si è deciso di puntare su una figura basilare quale è il Medico di Medicina Generale, favorendo, ove possibile l'associazionismo tra medici. Per questo – ricorda Arrighi – io assieme ad altri cinque colleghi abbiamo deciso di creare uno studio consorziato nei locali del pensionato Cabrini, pagando regolarmente l’affitto». Questo atto in pratica ha determinato poi anche la decisione della collocazione della casa della Salute perché ha i suoi attori principali nei medici di medicina generale. «Ma tale progetto nulla toglie all’ospedale o ai servizi sanitari in genere – assicura Arrighi - se mai li semplifica e li migliora. Perché la Casa della Salute non è in alternativa ma in sinergia con la struttura ospedaliera, riducendo, quando possibile, il ricorso improprio ai pronto soccorso ed il numero di ricoveri, liberando risorse e spazi per malati gravi e complessi». Arrigi è poi entrato nella polemica della collocazione della nuova struttura sanitaria «l’amministrazione, sostanzialmente contraria alla costituzione di una Casa della Salute, considerandola un primo passo verso la chiusura dell’Ospedale, vede però l’operazione fattibile purché la si faccia nell’attuale sede del Distretto in via Mazzini, o allargandola ai locali del vecchio abbandonato Galli Bonaventuri. È sinceramente una collocazione tecnicamente non percorribile. Perchè non compatibile con le necessità di una struttura come quella». E Arrighi ha poi evidenziato come «rischi per la sopravivenza dell’ospedale pontremolese ci sono. Ma non dipendono certo dalla Casa della Salute». Concetto questo condiviso anche da Mazzoni che ha evidenziato «sin da subito ho detto che non possiamo opporci per una volta che l’Azienda Sanitaria decide di investire sul territorio. Ed ho rimarcato immediatamente che non era importante la locazione ma che questo progetto venisse sostenuto per valorizzarlo e renderlo funzionale ai bisogni della cittadinanza». Mentre per difendere l’ospedale, sostiene Mazzoni, «è importante trovargli una sua vocazione che permetta al Sant’Antonio Abate di sopravvivere».
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