Sicurezza
Altre sette centrali idroelettriche nel Frigido
In totale gli impianti diventerebbero tredici in appena 17 chilometri. Rifondazione comunista: «A rischio l’intero ecosistema del fiume già danneggiato dalla marmettola»
MASSA. Non solo marmettola che scivola dalle cave dentro il fiume, con il rischio di seccarlo per sempre. Un’altra minaccia incombe sul Frigido e si chiama “centrale idroelettrica”. In questo caso da coniugare al plurale. Sono sette infatti i progetti depositati in Provincia che potrebbero vedere la luce a breve, i quali si andrebbero a aggiungere agli altri sei impianti già presenti lungo gli appena 17 chilometri del corso d’acqua apuano, per un totale di tredici centraline idroelettriche in un francobollo di chilometri.
E considerando che solo la parte alta del fiume, quella in pendenza, è strategicamente utilizzabile (per la produzione di energia elettrica), significa che le centraline verrebbero tutte realizzate in appena cinque o sei chilometri, ossia la distanza tra la sorgente del Frigido (Forno) e Canevara (il primo paese a valle). Che tradotto significa oltre una centralina ogni 500 metri.
E così il Frigido, la più importante riserva idrica del territorio, ma anche uno dei luoghi più belli e incontaminati – marmettola a parte - della provincia, tanto da essere una delle mete preferite dai massesi l’estate, si ritroverebbe invasa da blocchi di cemento. Il tutto per la produzione di una piccola quantità di energia elettrica. Delle sette richieste inoltrate (dai privati)infatti solo in due casi si tratta di progetti per la realizzazione di impianti medio-grandi, uno a Redicesi e l’altro a Forno. Gli altri cinque (un’altra a Redicesi, una a Borgo del Ponte e tre a Canevara) sono impianti micro idroelettrici, ossia con una potenza non superiore ai 100 kilowatt.
Ed è vero che la produzione di energia idroelettrica non provoca emissioni gassose o liquide che possano inquinare l’aria o l’acqua, ma anche vero che, oltre a mangiare il verde, provocano inquinamento acustico. Inoltre, le centraline idroelettriche - come rende noto Arpa Veneto in un suo dossier sul tema - hanno anche un impatto biologico, in primis poiché «la derivazione di acqua riduce di molto la portata nel tratto di alveo che va dall’opera di presa all’opera di restituzione».
Come se il Frigido non avesse problemi già di suo. «Le sette centraline - commenta Nicola Cavazzuti, di Rifondazione comunista e presidente della commissione comunale Ambiente - verrebbero installate lungo un corso d’acqua già duramente messo a prova dall’inquinamento da marmettola. Il carico di tredici centrali in un tratto di fiume di pochissimi chilometri crediamo possa determinare un’alterazione nell’equilibrio dell’ecosistema fluviale. Inoltre - continua - ben venga poi la produzione di energia “pulita”, ma ciò che ci preoccupa è che l’amministrazione comunale non abbia alcuna voce in capitolo sul rilascio del permesso».
La Via (Valutazione d’impatto ambientale) è infatti obbligatoria solo per gli impianti che superano la potenza di 200 kilowatt. Solo due dei sette progetti presentati quindi stanno seguendo l’iter amministrativo per la verifica della loro compatibilità ambientale. Quello di Forno, ad esempio, è al vaglio degli uffici comunali e potrebbe essere “ostacolato”, dal momento che l’impianto dovrebbe essere realizzato in una zona a rischio frane.
Gli altri impianti (quelli sotto i 200 kilowatt) invece nascono come funghi, perché alla fine basta una semplice firma.
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