Attenzione
Zeri, raccolte seicento firme “pro-sindaco”
Dopo la diffida della Regione, abitanti a fianco di Pedrini che non vuole consegnare gli acquedotti a Gaia
ZERI. Prima si è rifiutato di consegnare gli acquedotti a Gaia, nonostante la normativa nazionale imponga ai comuni sopra ai mille abitanti di entrare a far parte del servizio idrico integrato. Adesso Egidio Predini, sindaco di Zeri, ex parlamentare di Udeur e Idv, nato tra i giovani democristiani, ma, in campo di beni comuni, più “rosso” di Che Guevara, annuncia che ricorrerà pure alle vie legali. Contro la Regione, s’intende. E contro la valanga di diffide piovutegli addosso dal 2004 a oggi, una in particolare: l’ultima, quella del 22 dicembre dello scorso anno, in cui il presidente della giunta regionale obbligava il Comune lunigianese a consegnare le infrastrutture idriche entro trenta giorni. «Un tempo estremamente ristretto», dice il sindaco resistente «che non tiene conto - aggiunge - della complessità del sistema idrico del Comune».
Senza contare poi che la Regione non ha nemmeno specificato, nella sua diffida, anzi, nelle sue diffide, quali acquedotti il Comune dovesse consegnare a Gaia. «Non risulta - fa sapere Pedrini - che la Regione o altro soggetto abbiano svolto, insieme al Comune, una ricognizione delle infrastrutture per delineare il perimetro delle infrastrutture eventualmente da consegnare. Manca cioè una qualsivoglia attività prodomica volta all’individuazione dell’oggetto della richiesta». Il messaggio è chiaro: se vuoi gli acquedotti devi dirmi quali. Poi, se ne riparla.
Zeri è l’unico Comune su 288 in tutta la Toscana che ha conservato proprietà e gestione diretta delle risorse idriche. I Comuni montani con meno di mille abitanti hanno il diritto di tenersi gli acquedotti, ma Zeri, di abitanti, ne ha 1095 - erano 1096 fino a qualche giorno fa. Il comune è logorato da quello che il sindaco Pedrini chiama «un saldo negativo di meno trenta l’anno», dal momento che, come in buona parte dei paesi montani, molti abitanti sono anziani. In tre anni quindi Zeri potrebbe essere ampiamente sotto i mille abitanti, ma se adesso consegnasse gli acquedotti non potrebbe tornare indietro. E allora ciao acqua pubblica. «Io sono il sindaco di questa città e ho il dovere - incalza Pedrini - di difendere i diritti dei miei concittadini. E l’acqua è un diritto inalienabile: non posso permettere che finisca nelle logiche della privatizzazione. A maggior ragione se questo è un comune povero».
Zeri è il paese più povero della Toscana per reddito pro capite e la maggior parte dei suoi abitanti vive della sola pensione. La battaglia del sindaco ha trovato quindi una grossa eco, con cittadini infuriati che hanno alzato barricate (simboliche). In una manciata di giorni sono state raccolte 600 firme contro la diffida della Regione, ben oltre la metà il numero degli abitanti. «E mi sono fermato- dice Pedrini - ma posso continuare a raccogliere».
Zeri quindi è con il sindaco, Zeri non vuole consegnare gli aquedotti a Gaia. E resiste, bevendo la sua acqua.
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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