Il Tirreno

«No alle fusioni forzate dei Comuni»

di Cristiano Borghini
«No alle fusioni forzate dei Comuni»

Il sindaco Mastrini parteciperà alla manifestazione di Volterra: «I cittadini corrono rischi per le tasse e i servizi»

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TRESANA. La spinta verso una nuova riformulazione dell’asset amministrativo locale conduce alla riforma radicale dei pilastri su cui, sino ad ora si era appoggiata. Spariranno le Province ed i comuni si troveranno a confrontarsi direttamente con la Regione. In quest’ottica di cambiamento sia il governo centrale che la Regione stanno promuovendo, l’accorpamento di più enti territoriali. Il Governo per fare intraprendere tale percorso ha aumentato, nella Legge di Stabilità, le risorse che andranno ai nuovi soggetti amministrativi, raddoppiando, di fatto, la percentuale degli stessi, passando dal 20 al 40%. Anche la Regione ha già messo a bilancio un ulteriore milione di euro, spalmati in cinque anni, con la stessa finalità. Tentativi di fusione sono già avvenuti in Lunigiana e sono stati bocciati dai cittadini delle comunità più piccole (Bagnone e Podenzana). Nella Valle della Luna però c’è anche chi, come il primo cittadino di Tresana Matteo Mastrini, che non rintraccia delle positività in questa percorso.

«Io non sono favorevole o contrario a prescindere. – puntualizza Mastrini – Nel momento in cui la cittadinanza decide, tramite il voto popolare del referendum, di non volersi fondere, tale decisione va rispettata, non può avvenire d’ufficio e calata dall’alto come ha fatto la Regione in alcuni casi. Bisogna inoltre sottolineare che nel momento in cui si attua tale percorso deve correre parallelo un ragionamento sulla tassazione, che deve essere uniformata, non per eccesso. Non si può correre il rischio di accollarsi aliquote più alte ereditate da un’ipotetica realtà più grande».

Esisterebbero, inoltre, delle negatività per le fasce deboli della popolazione che perderebbero l’accesso ai servizi di prossimità, come ad esempio l’anagrafe, che potrebbero non essere più erogati nella medesima sede.

«La Lunigiana è un territorio geograficamente dispersivo, non abbiamo una rete di trasporto efficiente ed anche la tempistica di percorrenza si alza qualora ci si dovesse spostare da frazioni montane. Un cittadino, magari anche anziano, non può perdere gli uffici sul territorio. Siamo indietro anche per quanto riguarda la digitalizzazione. Con tutte queste discriminanti mi chiedo come si possa offrire un servizio di qualità affrontando il processo di fusione».

Una normativa, come questa, secondo Mastrini deve essere quindi parametrata al territorio ed alle effettive possibilità dello stesso di garantire una continuità dei servizi. Il sindaco tresanese inoltre contesta l’assioma ormai assunto che con le fusioni si possa generare un risparmio per lo Stato. «Occorre che si effettui una riorganizzazione dall’alto, partendo dalle Regioni e dai Ministeri, vera fonte di uscite per il bilancio statale. Questi enti inoltre non hanno un rapporto diretto con i cittadini, come invece lo hanno le realtà comunali, non si possono tagliare servizi al cittadino mantenendo enti sovradimensionati. Le risorse di provenienza statale e regionale, per incentivare tali processi, non sono altro che un contentino, una sorta di compensazione dovuta al fatto che non si avrà più il controllo del territorio e se ad un comune si tolgono i servizi allora quel comune cessa di esistere. Se si volessero recuperare davvero delle risorse allora si dovrebbe incentivare l’attivazione delle funzioni associate con l’Unione. Vi è inoltre una disparità di trattamento tra le Regioni a Statuto Speciale, a cui sono stati aumentati i finanziamenti mentre a noi territori montani e marginali siamo stati soggetti a tagli». Lancia un’ultima frecciata di stretta marca politica sulle fusioni.

«Non vorrei – chiosa il sindaco Mastrini – che dietro questa spinta alla fusione esistano ambizioni politiche, di governare, cioè, su di un territorio più vasto che consentirebbe di fare il Sindaco di professione. Inoltre con l’eventuale fusione si azzererebbero i mandati, consentendo ad alcuni di allungare il proprio. Il 13 di Marzo a Volterra abbiamo indetto una manifestazione per mettere in luce queste difficoltà che emergono da una legge che vuole recuperare i soldi laddove invece si dovrebbe investire».

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