Il Tirreno

Il pellegrinaggio

Lacrime e rabbia nel ricordo di Antonio

di Cinzia Chiappini
Lacrime e rabbia nel ricordo di Antonio

CARRARA. Oltre un migliaio di persone ha fatto visita ieri mattina alla camera ardente del maresciallo Antonio Taibi allestita presso la caserma dei carabinieri di via Eugenio Chiesa. La famiglia del...

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CARRARA. Oltre un migliaio di persone ha fatto visita ieri mattina alla camera ardente del maresciallo Antonio Taibi allestita presso la caserma dei carabinieri di via Eugenio Chiesa. La famiglia del militare ucciso a colpi di arma da fuoco sulla porta di casa, è stata così circondata dall’affetto di amici, parenti, conoscenti, uomini in divisa, cittadini comuni e anche tantissimi studenti delle scuole del territorio.

Un flusso costante e incessante di persone, una fila lunga e composta, nonostante la pioggia e l’attesa. Davanti alla caserma dei Carabinieri di via Chiesa a Carrara ieri mattina è stato tutto un via vai di gente, un andirivieni insolitamente silenzioso. Sì perché nonostante il dolore e la rabbia per l’omicidio di via Monterosso, i tantissimi cittadini che si sono recati presso la camera ardente allestita per l’estremo saluto al maresciallo Antonio Taibi sono stati davvero impeccabili.

Tante lacrime, molti volti tirati fuori e dentro la caserma, senza però scadere mai nella disperazione. Dalla fila ogni tanto si levava un sussurro contro Roberto Vignozzi, il pensionato che ha fatto fuoco contro il carabiniere per vendicare – così ha detto lui stesso nel costituirsi – la condanna per reati di droga comminata ai due figli. «È un disgraziato, bisognerebbe chiuderlo in galera e buttare via la chiave» mormorava qualcuno mentre altri hanno auspicato per l’ex dipendente delle poste una punizione esemplare. «Anche quei due disgraziati dovrebbero invecchiare in galera, sicuramente sono coinvolti anche loro» bisbigliavano altri. Il delitto ha lasciato tanta rabbia in città. Sì perché quel bravo padre di famiglia, quell’instancabile maresciallo dei carabinieri è stato ucciso perché aveva fatto il suo dovere, perseguendo due spacciatori pluripregiudicati, i due fratelli Vignozzi appunto. Anche per questo ieri mattina in via Eugenio Chiesa si sono presentati uomini e donne delle forze dell’ordine, ufficiali e agenti semplici e amici, parenti, conoscenti ma anche cittadini che non avevano nemmeno mai conosciuto Antonio Taibi e tantissimi giovani: mille, mille cinquecento persone che in modo composto e silenzioso hanno aspettato sotto la pioggia, per porgere l’estremo saluto a quello che ormai è diventato un eroe della nostra città. All’interno della caserma invasa dalle corone di fiori, la camera ardente con la bara del Maresciallo, avvolta nel tricolore e con appoggiati sopra il cappello e la sciabola in dotazione al personale dell’Arma. Seduti intorno al feretro i parenti più stretti di Antonio Taibi: i suoi genitori, arrivati la scorsa settimana in città per far visita al figlio e ripartiti alla volta di Palermo proprio alla vigilia dell’omicidio, sfiancati dalla stanchezza e dal dolore; la moglie, Maria Vittoria che era con lui in casa al momento del delitto, rinchiusa in uno strazio tanto profondo quanto composto; i due figli, Carlo e Gianni di 17 e 14 anni, pallidissimi ma estremamente dignitosi nel sopportare una ferita così grande, nonostante la giovanissima età. A loro hanno manifestato cordoglio e vicinanza migliaia di persone, animate da sentimenti di stima e di riconoscenza nei confronti del maresciallo ucciso e dalla speranza di portare almeno un po’ di conforto alla sua famiglia. «E’ stato un onore lavorare con te» ha scritto un carabiniere sul libro dei messaggi messo a disposizione dei visitatori. «Ti vogliamo bene» si legge nel messaggio di un amico, tutt’altro che rassegnato a rivolgersi al maresciallo usando il tempo passato. Parole e presenze che hanno avuto l'effetto di consolare almeno in parte i tanti militari dell’arma arrivati nella caserma di Carrara: «Per noi che per lavoro vediamo sempre il lato brutto della società, assistere a questa straordinaria manifestazione di affetto per un collega è confortante» ha commentato un carabiniere, sicuro che «ognuna di queste presenze è una risposta forte e chiara a chi ha premuto quel grilletto».

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