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«Credevo fosse un petardo»

«Credevo fosse un petardo»

Una vicina incredula lo ha rivelato agli inquirenti dopo l’assassinio

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CARRARA. Non c’è chiarezza ancora sugli istanti che hanno preceduto l’assassinio del maresciallo Antonio Taibi. I racconti dei testimoni e di Roberto Vignozzi, il pensionato di 72 anni che ha confessato l’omicidio, si accavallano e contrastano tra di loro. L’unica certezza è che il sottufficiale ha riconosciuto l’uomo che si è trovato davanti. Taibi gli aveva aperto il portone dopo che l’ex postino gli aveva citofonato e con una scusa lo aveva fatto scendere. E poi gli è andato incontro. I due si sono parlati, ma Vignozzi non è stato chiarissimo su questo punto: «Mi ha chiesto come avevo fatto a trovare l’indirizzo di casa sua», ha spiegato il killer al sostituto procuratore Alberto Dello Iacono.

I condomini della palazzina di via Monterosso la mattina del 27 gennaio hanno sentito un colpo provenire dalle scale, ma non si sono preoccupati più di tanto. Anzi una vicina dei Taibi sapeva che c’era il maresciallo e quindi era tranquilla perché ci avrebbe pensato lui. «Credevo fosse un petardo» La donna è stata sentita nell’immediato e probabilmente verrà riascoltata insieme ad altre persone.

Vignozzi non si è contraddetto praticamente mai, il suo racconto fila liscio come l’olio. Troppo forse. Ed è per questo che gli inquirenti non gli credono fino in fondo, perché hanno la sensazione che stia coprendo qualcuno oppure che non racconti esattamente come sono andati i fatti per ottenere dei vantaggi. Stamani ripeterà quello che ha detto al pm anche al gip De Mattia.

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