Il Tirreno

Carrara e l’addio silenzioso

di Chiara Sillicani
Carrara e l’addio silenzioso

Negozi chiusi, strade deserte, lacrime. Poi gli applausi al maresciallo Taibi

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CARRARA. A nessuno è consentito rompere il silenzio. Neanche ai bambini. Le madri si chinano, avvicinano le labbra alle piccole orecchie e chiedono di non proferir parola. In piazza D’Armi, quasi nascosta sotto via Chiesa e la grande caserma, si fermano i palloni, non girano più le ruote degli skates.

Solo alle campane è consentito rompere il silenzio, a loro sì, perché nel giorno del dolore, nel giorno in cui un intero Paese dice addio al maresciallo Antonio Taibi, i simboli diventano importanti. E quel suono triste e scandito delle campane del Duomo riunisce Carrara, le dà identità, la invita ad essere comunità.

Carrara smarrita, madre naturale di un uomo che ha ucciso, madre adottiva di un uomo che ha visto crescere. Eccola, davanti alla caserma, sfilare nella camera ardente, gettare quasi timorosa lo sguardo su Maria Vittoria, la moglie del maresciallo. Silenziosa come solo la resa può essere, affiancata dalla sensibilità della tenente Rosa Sciarrone, con le mani sempre protese a cercare i suoi figli. Ci sono tanti bambini, in via Chiesa, ci sono le autorità, gli amici, i carabinieri, al lavoro e in pensione. C’è chi carabiniere avrebbe voluto esserlo: Ettore Mignani ha tentato il concorso nel 1967, non ce l’ha fatta e nella vita è stato muratore, ma l’amore per l’Arma non l’ha mai perso, membro attivo dell’associazione Carabinieri. Lui di morti sul lavoro, nell’edilizia ne ha viste tante, «ma questa - confida commosso - è una cosa indicibile, fa troppo male».

Fa male a Carrara e quel dolore la città lo esprime in un continuo applauso mentre la macchina scura accompagna il maresciallo Taibi al Duomo, mentre la moglie cammina con tutto il peso dell’assenza sulle spalle, mentre neanche le divise nascondo le lacrime. Applaude Carrara e abbassa le saracinesche. Porte chiuse: il no gridato alla violenza, l’abbraccio all’Arma. La città che Taibi, siciliano di nascita, lo sente figlio suo come la madre che ha allattato un neonato.

I negozi per rispetto a quel figlio non possono rimanere aperti, devono onorare - si legge in via Rossi, sulla porta della scuola di inglese - «chi, con il proprio lavoro ci restituisce l’umanità che spesso smarriamo per strada». Oggi non è giorno per i clienti, neanche all’Antica Macelleria: lì Taibi con la moglie comprava la carne. Scorci di vita familiare cancellata e adesso i titolari sonno in lutto «per rispetto ad una famiglia travolta dal dolore».

Una città chiusa perché il quotidiano, il caffè del primo pomeriggio, le chiacchiere da bar, la spesa all’ortofrutta sono offesa a chi quel quotidiano lo ha perso.

Applaude Carrara e si ferma, ferma il lavoro e i negozi. E pensa. Al carabiniere, all’uomo perbene: «Perché questa parola - ripete un anziano davanti al Duomo - è bella. Essere persone e lavoratori perbene è un valore».

Roberto Cattaneo rappresenta gli ambulanti per Confcommercio, ma oggi, davanti alla caserma, è solo - e non è poco - un carrarino: «Sono qui come privato - insiste - per dire che chi fa il suo dovere non può morire. Il maresciallo Taibi era una persona perbene».

«Un padre strappato ai suoi figli - così lo definisce il ministero della difesa Roberta Pinotti alla fine delle esequie - un marito sottratto alla moglie e all’amore dei suoi genitori. E solo perché ha fatto il suo dovere, ha servito il suo Paese, ha protetto la sua comunità». Sua madre adottiva. Carrara. Il ministro - istituzione e simbolo - non poteva non esserci: «È un dolore indicibile, dovevo esser qui».

Dovevano esserci migliaia di persone, così tante che davanti al Duomo rimani immobile: non si cammina, non c’è spazio. Il picchetto d’onore, le divise, i volti oltre i vetri delle finestre. E quel cielo grigio che è la cornice del dolore, come se la Natura non potesse essere allegra, non potesse fingere che niente sia stato.

Il silenzio fuori, nei negozi e per strada, in piazza D’Armi e in via Chiesa, il silenzio dentro, in Duomo nelle note della tromba: l’Arma che si stringe intorno ad un suo figlio. Che gli promette che non lascerà la sua famiglia, i suoi figli.
Esce il maresciallo Taibi, avvolto dal tricolore e il silenzio è trafitto da un applauso interminabile. Quasi violento dopo la lunga assenza di parole.

E il cielo non regge. Piove. Piove sulle divise e sui cappotti, sui capelli e sui pennacchi. Piove su tutta Carrara.

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