Finanza
Interrogati per ore i figli dell’omicida
Sequestrati i filmati delle telecamere di via Monterosso
CARRARA. Omicidio del carabiniere: i figli dell’uomo arrestato sono sotto torchio.
Roberto Vignozzi, l’ex postino di 72 anni che ha ucciso a freddo, sulla soglia di casa il maresciallo Antonio Taibi, potrebbe non avere agito da solo. Qualcuno potrebbe averlo aiutato a mettere in atto il suo folle piano di vendetta. Una vendetta a cui pensava dal 2007, dalla prima volta che il figlio maggiore, Riccardo, venne arrestato dai carabinieri per reati legati allo spaccio di droga.
È questa la pista su cui si stanno concentrando i carabinieri anche se, e la precisazione arriva proprio dagli inquirenti, sul luogo del delitto, mercoledì mattina, è collocabile solo Roberto Vignozzi. In sostanza la mattina del delitto l’ex postino ha agito da solo. Ma il piano, studiato nei minimi dettagli, potrebbe avere avuto la collaborazione dei figli, quei suoi ragazzi “teste calde” li ha chiamati durante l’interrogatorio in caserma dai carabinieri, che aveva deciso di vendicare uccidendo il maresciallo Antonio Taibi.
Interrogati i figli di Vignozzi, entrambi sottoposti alla prova stub. Partiamo dai fatti. I carabinieri hanno sentito a lungo i due figli di Roberto Vignozzi: Riccardo, 32 anni, agli arresti domiciliari dopo l’ultima sentenza del giudice del tribunale di Massa, emessa pochi giorni fa, e Alessandro, 23 anni, anche lui condannato per spaccio insieme al fratello ma a piede libero in quanto può ancora godere della sospensiva condizionale. Non solo, entrambi i figli di Vignozzi sono stati sottoposti alla prova stub e si attendono gli esiti del tampone. I carabinieri stanno indagando sul “prima” del delitto: per cercare di capire se e come l’omicidio sia stato pianificato. E, soprattutto, se Roberto Vignozzi ha fatto tutto da solo, non il giorno del delitto, ma anche nella fase di preparazione.
Il ruolo centrale delle telecamere di via Monterosso. “Area videosorvegliata”: questo il cartello che campeggia all’imbocco di via Monterosso dove, al numero 2 bis si trova la palazzina in cui è stato ucciso il maresciallo Antonio Taibi. E proprio le telecamere avranno un ruolo fondamentale nelle indagini. Sono stati infatti scaricati e posti sotto sequestro i filmati relativi non solo alla mattinata di mercoledì, ma anche quelli di alcuni giorni precedenti. Questo proprio per accertare se, prima del delitto, Roberto Vignozzi o i figli siano passati dalla zona per studiare i movimenti del maresciallo e le abitudini sue e della famiglia.
L’arma del delitto. Roberto Vignozzi ha sparato con una pistola HKP2000. Una semiautomatica calibro 9 regolarmente detenuta. L’ex postino aveva il porto d’armi per uso sportivo: in sostanza poteva trasportare la pistola dall’abitazione fino al poligono, non altrove. Quell’arma invece mercoledì mattina Roberto Vignozzi l’ha infilata in macchina, e l’ha usata contro il maresciallo Antonio Taibi. Poi l’ha nascosta nell’abitacolo della vettura quando, a un’ora dal delitto, si è costituito in Procura.
Le indagini dei Ris. Sono rimasti per oltre due ore nella casa del delitto i carabinieri dei Ris. Al vaglio una serie di reperti che serviranno a fare luce su un episodio tragico che ora viene studiato a 360 gradi dagli inquirenti.
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